Un ecosistema di suoni estremi

A cinque anni di distanza da Visa, Rakka è l’album che segna il ritorno di Sasu Ripatti  aka  Vladislav Delay.

In uscita il 27 febbraio 2020 via Cosmo Rhythmatic, questo nuovo lavoro è ispirato a un periodo di riflessione trascorso nelle impervie lande della tundra del circolo polare artico dove le creature viventi lottano per la sopravvivenza, esperienza che trova riscontro nel sound abrasivo e brutale del disco.

Dimenticatevi il Delay di Anima, Ripatti si lascia alle spalle l’ambient, il dub e il noise dei lavori precedenti per costruire un’apocalisse sonora pregna di rabbia, sviluppata dal minimalismo e dalla techno dei precedenti lavori per arrivare ai suoni distorti e spigolosi di Rakka.

Già dalla title track veniamo colpiti da un fiume in piena, una sferzata di suono che ti travolge. Ripatti utilizza campioni che vengono ripetuti e ripetuti per tutta la traccia secondo ritmi regolari, come se Tim Hecker entrasse a far parte della scena hardcore gabber. Per quanto riguarda i timbri utilizzati dal finlandese possono sembrare nuovi, l’approccio alla composizione musicale  è invece lo stesso di sempre.

L’ambient distorto e spigoloso di Raajat è un ecosistema in continuo movimento, agitazione che trova finalmente il giusto equilibrio alla fine della traccia. Se da un lato Delay si muove su trame armoniche, dall’altro destruttura l’elettronica rendendola frastagliata e facendola muovere di pari passo con una ritmica serrata.

Non mancano momenti dell’album in cui il caos è lontano: Raakile, meno complessa delle altre tracce, ma altrettanto efficace, è l’unica che si avvicina a un suono naturale come il sibilo del vento. Un ambient atmosferico tenebroso per quattro minuti lenti e minacciosi di cicli ripetuti.

Si ritorna in ambito techno con i ritmi forsennati e sincopati di Rampa. Suoni alienanti vengono intarsiati da scariche elettriche prima di lasciar spazio ad un break beat metallico dalle sonorità post industriali.

Si chiude così Rakka con la tensione elettronica di Rasite, mettendo fine al magma sonora delle tracce precedenti e trovando nella delicata conversazione tra campioni e droni, l’epilogo all’apocalisse.




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