CINEMA JAO 2420, un’esperienza sonora complessa e coinvolgente,
Tra paesaggi sonori in costante trasformazione, un’arte che sfida le convenzioni e dissolve i confini tra realtà e immaginazione emerge come un nuovo capitolo di sperimentazione audace. Un’opera che trasforma il ritmo in scultura e il suono in peso, creando un’esperienza sensoriale che invita a perdersi e ritrovarsi in un universo in cui il tempo si dilata e si frammenta. Un viaggio attraverso ambienti sonori mai visti, dove la narrazione si dissolve in ricorsi e riverberi, evocando immagini di media che si dissolvono nel corpo e nello spazio. È un’odissea sonora che riflette le tensioni di un mondo in rapido decadimento, aprendo uno spazio di contemplazione e di creazione di comunità invisibili e sovversioni temporali.
Si tratta di CINEMA JAO 2420, l’album di debutto di Vipra Sativa, nome d’arte di Fede Proietti, artista visivo, performer e pioniere di spicco della comunità musicale globale Hyperlento.
Quello di Proietti è un progetto in continua evoluzione che si colloca a metà strada tra musica sperimentale, arte contemporanea e performance transmediali.
Concepito come un’allucinazione fantascientifica alla Pasolini, l’album si apre con Abolish Linear Time, un brano che trascina l’ascoltatore in un universo distopico e disturbante. Ritmi spezzati, voci trattate e manipolate, frammenti sonori distorti e decostruiti creano un senso di alienazione palpabile, oscillando tra esplosioni cyberpunk e la ferocia dell’hardstyle. È un’introduzione che sfida le convenzioni, investendo l’ascoltatore di un senso di disorientamento e meraviglia, come se si fosse catapultati in un’altra dimensione, dove il confine tra realtà e allucinazione si dissolve in un vortice di suoni destabilizzanti ma affascinanti.
In Spirito, Vipra mette in scena una battaglia esistenziale tra atmosfera e struttura, creando un duello mentale che coinvolge profondamente l’ascoltatore. L’album si fonda su un’estetica nel regno liminale e amorfo della musica, un territorio sospeso tra sogno e realtà. Qui, Vipra Sativa utilizza morbidi pad di synth, percussioni elettroniche minimali e voci campionate, ipnotiche e avvolgenti, che contribuiscono a costruire un’atmosfera eterea e straniante. Questa combinazione di elementi genera un’esperienza sonora sospesa, in cui ogni dettaglio sembra oscillare tra concretezza e assenza, invitando l’ascoltatore a un viaggio introspettivo attraverso suoni che sono al contempo familiari e surreali.
Pensa Sensa si presenta da subito come un’onda storta e ipnotica: un beat acido e ossessivo che si basa sulla ripetizione ipnotica del suono del rullante, scandito da parole che si rincorrono all’infinito. È un brano che ha l’effetto di un risveglio brusco, come un’onda di euforia indotta da sostanze, portando l’ascoltatore in una dimensione dove ritmo e ripetizione si mescolano in un vortice irresistibile.
La chiusura affidata a Sonic Training, realizzata in collaborazione con Brodinski, si presenta come una produzione pulsante e avvolgente. Mentre il beat fluttua come una testa in hangover, gli effetti sonori vengono elaborati e stratificati con maestria, creando un’architettura sonora di straordinaria profondità. Il risultato è un brano dall’energia illimitata e trasgressiva, capace di catturare e trascinare l’ascoltatore in un viaggio sonoro senza confini.
CINEMA JAO 2420 si rivela un’esperienza sonora complessa e coinvolgente, poiché riflette in modo autentico le tensioni e le trasformazioni del nostro tempo. Come un’immersione in un universo distopico e disturbante, l’album sfida le convenzioni della narrazione musicale, dissolvendo i confini tra realtà e immaginazione e creando un paesaggio sensoriale che si frammenta e si ricostruisce incessantemente. In questo senso, la sua natura ostica e stratificata si trasforma in una rappresentazione potente delle inquietudini collettive, offrendo un ritratto artistico dei tempi di rapido decadimento e di incessante mutazione. Un album che premia chi si lascia coinvolgere in questa odissea sonora come una finestra aperta su un presente che si dissolve e si ricrea senza sosta.
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Nato a Caserta nel 1989, innamorato folle della musica, dell’arte e del basket. Nel lontano 2003 viene letteralmente travolto dal suo primo concerto, quello dei Subsonica, che da quel giorno gli aprirono un mondo nuovo e un nuovo modo di concepire la musica.
Cresciuto col punk e la drum and bass, ama in maniera smoderata l’elettronica, il rock e il cantautorato. Fortemente attratto dal post-rock, dalla musica sperimentale e da quella neoclassica, non si preclude all’ascolto di altri generi definendosi un onnivoro musicale.
