Very Good: artista eccentrico e sorprendente

Tutto e il suo contrario

Eccentrico è il primo aggettivo che mi è balzato in testa ascoltando Very Good e il suo Adulthoood. Alle spalle di questo strampalato nome d’arte c’è Sean Cronin che, ormai al suo terzo album, analizza con una certa dose di ironia un passaggio fondamentale tra l’adolescenza  e l’età adulta. Esce l’11 ottobre 2019 e già dalla copertina suscita curiosità e qualche risata: disegnata  da Betsy Levine e Martin Reisle, mostra una scena che si concentra su un festeggiato passivo con la fascia ‘It’s my birthday’, con tanto di orecchie da coniglio in pieno stile sweet sixteen.

Le domande di partenza del disco sono fondamentalmente esistenziali, cosa sto facendo, dove vado e come, tutto con colorite aggiunte di amore. Le risposte sono nove brani tra ballate, musica funky e la giusta razione di suono americano, quello un po’ arrugginito che tanto piace al popolo delle libertà. Into the sun, prima traccia del disco , è proprio una di quelle ballate alla Bob Dylan, intense e significative; Ghost Warning, tra Karen O e Oasis sparsi, crea una bella atmosfera di corde morbide e struggenti. Arriva addirittura una scossa, nel canto e nella musica, con il singolo omonimo dell’album: Adulthood è scanzonata come il nostro Sean, trascinata e preoccupante. Three Dreams è un pezzo dolcissimo, completamente affidato alla chitarra, così come Light’s Refrain è affidato agli archi e ad una certa inflessione discendente e cinematografica, caratteristica anche degli ultimi due pezzi, Falling Dreams e i venticinque  secondi  di  Coda.

Non è semplice accettare che questo disco si comporti così, senza regole, né previdenti giochi di suono, ma in questo modo si compie anche la crescita, i passaggi, il cambiamento. Oltre tutte le altre e contorte considerazioni possibili, Adulthood è un bel disco, maturo e convincente che corre il rischio di essere troppo serio, se non lo si ascolta con quel pizzico in più di ‘età non adulta’.