Una collisione fra fantascienza e realtà: La magia raccontata da una macchina

Difficile dire cosa aspettarsi da un album degli Uochi Toki. Difficile perché il duo di Alessandria ci ha abituato nel corso degli anni a dei cambiamenti tanto repentini quanto inaspettati da rendere impossibile prevedere cos’hanno escogitato le menti di Matteo “Napo” Palma e Riccardo “Rico” Gamondi.

Sicuramente, i Nostri rappresentano una delle realtà più eclettiche del nuovo millennio nel panorama musicale italiano, ma l’impressione è che con La magia raccontata da una macchina, in uscita il 5 aprile per Dio Drone, si siano superati, continuando per certi versi la strada intrapresa nel 2017 con la serie animata Il Cartografo, e allo stesso tempo distaccandosi definitivamente dalla componente hip hop, a cui in verità mai si sono esplicitamente legati.

Infatti, l’ultimo progetto del duo non è un vero e proprio disco, ma un fumetto di Lapis Niger, alter ego di Napo, letto in forma di audiolibro dallo stesso Napo con voce robotica e musicato da Rico. Le sette tracce del lavoro raccontano storie fantastiche, ma allo stesso tempo creano un’alchimia fra un mondo fantastico e quello della realtà in cui viviamo, abitata da una serie di esseri ed entità che l’uomo non riesce a comprendere e a riconoscere. Una sorta di spaccato irreale, e a tratti filosofico, di una serie di mondi che sembra sovrapporsi, e dal quale è impossibile riuscire a scindere un brano dall’altro: tutto è collegato, costruito e strutturato per essere un unico viaggio, in cui la voce monocorde e mono-espressiva di Napo si lascia accompagnare da Rico, che crea tappeti glitch, frequenze drone e beats post apocalittici.

Le debolezze e le paure dell’uomo sono raccontate e sviscerate nelle più profonde ansie dell’animo umano, contrapposte all’essere perfetto del Mago, e tutto sfocia in guerra, com’è narrato nella lunga e ipnotica Il conflitto tra Maghi, Draghi e Manticore.

La musica degli Uochi Toki non è mai stata accessibile ad una grande fetta di pubblico, ma con La magia raccontata da una macchina i Nostri fanno un ulteriore passo nella direzione opposta alla semplicità. Ne risulta un lavoro non per tutti, la cui comprensione è affidata quasi interamente all’ascoltatore, che deve immergersi per un’ora e mezza in un’esperienza particolare ed estraniante. In sintesi, un esperimento che non può considerarsi riuscito o meno, perché il vero esperimento è l’ascoltatore stesso, una cavia costretta ad entrare in un mondo fantastico, di cui deve sentirsi, in parte, protagonista.




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