Lacuna di Trixie Whitley è un album interessante e provocatorio, capace di indurre curiosità, divertimento e una buona dose di insofferenza all’immobilità

I primi 73 secondi di Lacuna, l’ultimo lavoro della polistrumentista di Brooklyn Trixie Whitley, rappresentano probabilmente uno degli intro meglio riusciti del 2019. Su un insistente ronzio di fondo, palesemente artificiale, si innesta la voce riverberata e ipnotica della Whitley, che nei panni di una moderna sacerdotessa di qualche culto orientale evoca un coro di lamenti inquieti, fino al fading negli ultimi secondi di totale silenzio. Se l’intento era quello di catturare l’attenzione, missione compiuta. Quello che viene dopo, però, non è esattamente quello che ci si aspetta. Anzi, a dirla tutta, le dieci tracce a seguire sono qualcosa di estremamente lontano dal mondo del prevedibile.

Già a partire dalla seconda traccia, Heartbeat, emerge con prepotenza l’anima nera di Lacuna, l’essenza del connubio tra la voce limpida di Trixie e il sound vulcanico del producer Little Shalimar. Abbandonato il misticismo dell’intro, si viene catapultati quasi con violenza in mezzo ad un affascinante contrapposizione: da un lato, le basi graffianti e sintetiche, dall’altro il candore stile R&B del cantato della Whitley. È un connubio bizzarro, ma funziona alla grande, e pur nell’evolversi delle ispirazioni, dalle atmosfere jazzy di Dandy alle suggestioni desert blues di Time, lo stile energico delle melodie e la potenza vocale di Trixie creano senza troppa fatica un’esperienza di ascolto estremamente divertente

Mentre le tracce sfilano con arrogante disinvoltura, l’elemento che spicca più di tutti è la grinta che Lacuna è in grado di trasmettere. Le tracce, pur essendo sostanzialmente diverse le une dalle altre, sono accomunate tutte dalle ondate di energia che eruttano dalle casse, in modo quasi adolescenziale. Sembra poi che tutta questa carica fluisca in modo naturale da Trixie Whitley, che pare quasi non si sforzi nel compiere la sua magia, comunicando una spontaneità e una passione che inducono istintivamente alla simpatia.

È un prodotto bizzarro, questo Lacuna, complesso pur nel suo minimalismo, capace di imporsi con forza e di pretendere attenzione. Più che composto, sembra quasi che il seme di questo album sia stato piantato in una terra irrequieta, e che grazie a chissà quale stregoneria ne sia venuta fuori una strana pianta dalla forma geometrica, elegante e spigolosa, in parte artificiale e in parte fatta di materia organica.

La voce pulita e potente di Trixie Whitley si destreggia senza fatica fra armonie dissonanti e allucinanti panoramici sintetici post-moderni, creando un’alchimia difficile da descrivere a chi non abbia fatto almeno un sorso di questa strana pozione. È un movimento continuo, un incessante mutazione di massa creativa difficile da interpretare, che tuttavia risulta accattivante e non intralcia l’ascolto, semmai lo rende più soddisfacente. Lacuna è un album interessante e provocatorio, capace di indurre curiosità, divertimento e una buona dose di insofferenza all’immobilità.