La musica che ci connette all’ambiente

Dopo tre anni di silenzio, esce il 18 ottobre 2019 per l’etichetta A Thousand Arm Music, Tükor, ultimissimo lavoro dei Törzs, band post-rock ungherese.

Soma Balázs, Dániel Nyitray, Zsombor Lehoczky compongono e registrano l’intero lavoro suonandolo tra le grotte della loro città natale. La presenza delle grotte in fase di registrazione dona al disco un’interconnessione con l’ambiente e una spazialità più unica che rara.

Sei tracce strumentali di altissima qualità, dense di riverberi ed echi, compongono l’album e lo rendono, sicuramente una pietra miliare del post-rock europeo.

In Elsó, l’intro è saturato da un arpeggio tanto semplice quanto incisivo. L’arpeggio che rimane il cardine della traccia acquisisce sfumature diverse, sempre più rumorose e cupe. Si aggiunge poi la batteria, al piano inferiore, che riesce fin dai primi colpi ad entrare in sinergia con la melodia. Negyedik energica e tra le più ricche per l’uso spinto del synth, che rimane pur sempre marginale per evitare contaminazioni di genere. Vira al 3 minuto su un piano d’ascolto nettamente diverso introdotto da uno stacco voluto dal trio. Hatodik, traccia finale e centrale del disco, si sviluppa gradualmente, evolvendo dal rock ad un genere libero. In quest’ultima traccia il gruppo riesce nel suo intento, creando un interconnessione e riuscendo ad entrare in comunicazione con l’animo dell’ascoltatore senza bisogno delle parole.

Il loro primo disco interamente strumentale, seppur apparentemente ripetitivo, riesce a trasmettere un messaggio diverso per ogni traccia. Il trio ungherese riesce a fare dell’ambiente il loro quarto “componente”. In un gioco di echi, egregiamente manovrato dall’elettronica del synth, risuona limpida la chitarra che guida a sua volta instancabilmente i bassi cupi e la batteria. In Tükor, i Törzs, raggiungono l’intimità dell’ascoltatore attraverso vibrazioni eteree e sonorità graffianti. L’ennesimo gruppo che risulterebbe gambizzato dai preconcetti moderni, ma che segnerà sicuramente la consapevolezza “musicale” di chi lo ascolta.




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