Tomat: il fascino del suono

Se per molti il 2021 è stato un anno da dimenticare, non si può dire lo stesso per Davide Tomat. Un’annata prolifica e luminosa per il produttore e sound designer torinese impegnato tra istallazioni artistiche (OHT) e colonne sonore (MONDOCANE).

Concepito durante il primo lockdown della pandemia, Diistemi EP consolida il rapporto con 7K!: sette nuove tracce concepite come una raccolta d’immagini sonore, semplici ed elementari, scaturite dai sentimenti provati da Tomat nel periodo chiusi in casa.

L’Ep prende il titolo dal verbo greco che significa separare, disgiungere ed è stato realizzato con l’ausilio di sintetizzatori analogici, un sistema modulare e un mucchio di patch Max/MSP e Reaktor.

Le sette tracce prendono ispirazione dal libro di John Cage Silence: Tomat si è concentrato sulla natura dei suoni, concependo la musica senza uno scopo ma in maniera giocosa. Le note, gli accordi e le armonie sono state scelte usando dadi e liste di probabilità,cercando di organizzarli solo per nutrire le orecchie e il corpo senza giudicarli.Astrazione e casualità riprendono il metodo di composizione di Cage, Tomat ne ricava una musica dall’interpretazione personale lontana dal concetto di musica-oggetto.

In apertura Verde è una grandinata di glitch e pulsazioni ritmiche realizzate utilizzando con disinvoltura una strumentazione che va da Reaktor ai sintetizzatori modulari Eurorack, mentre in Avecle ripetizioni delle note creano un ipnotico soundscape tra progressioni elettroniche e sonorità New Age.

Suoni onirici e acidi di scuola Warp per Diastema: rimbalzi, progressioni improvvise e stop’n’go all’insegna dell’IDM per una traccia che si spinge in direzione clubbing. Non mancano momenti gioiosi come Rosa, un’elettronica che unisce mondi diversi attraverso il linguaggio personale di Tomat.

In chiusura Siblings è una traccia eterea, un tappeto sonoro ambientale sporcato da pulsazioni elettroniche che si scontrano improvvisamente ricreando un respiro affannoso.

Tomat assembla sette tracce dalla funzione pedagogica, preoccupandosi del rapporto tra soggetto e contesto: superare la prima pandemia attraverso l’uso dei suoni, una fuga dal rifugio personale per un lavoro sentito e personale.




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