Panoramica degli abissi: una conferma importante

Alla sua uscita Una specie di ferita (2022) è apparso da subito come un unicum nel panorama italiano. Il debutto dei To Die on Ice ha rappresentato una novità in un contesto che, seppur chiaramente di nicchia, non subiva uno scossone del genere da un po’. Autodefinendo il proprio stile come lynchcore, il collettivo bolognese indica, più che musicalmente, ciò che poi effettivamente si trova nella loro musica da un lato concettuale: inquietudini costanti, claustrofobia mai gratuita ma sempre volta ad accentuare aspetti a tratti paranormali, atmosfere, in sintesi, che fanno dell’immaginario di David Lynch una trasposizione sonora.

Di per sé questo non rappresenterebbe una novità, considerando quanto il compianto Maestro abbia influenzato centinaia di musicisti, se non fosse che la proposta musicale stessa dei To Die on Ice è tutt’altro che sentita dalle nostre parti. I confini sono quelli del dark jazz, ma sta nella capacità di allargarli il lato interessante: in quanti, in Italia, sono riusciti a “sporcarlo” con sfuriate di memoria post-hardcore, divagazioni blueseggianti e addirittura una certa gravità di memoria doom?

La risposta è “pochi” e il secondo capitolo del gruppo, Panoramica degli abissi, in uscita il 6 febbraio 2026 per Subsound, riprende esattamente il discorso musicale là dove l’avevano lasciato, dimostrando che Una specie di ferita non è stato un fortunato caso isolato. Lungi dall’essere una colonna sonora, l’album si propone come una narrazione alternativa dell’omonimo racconto di Filippo Dionisi (edito da Edizioni Fantasma), in cui a far da sfondo è la tormentata storia di due protagonisti alle prese con un post-Capodanno a dir poco folle.

Un contesto che, anche solo idealmente, non cozza con la proposta sui generis dei bolognesi e che, infatti, trova compimento in 13 brani ricchi di spunti. Non ci sono stravolgimenti rispetto all’album precedente, ma resta costante la sensazione di sentirne un sequel ancora più consapevole. Edera, quindi, apre le danze proprio partendo da quei momenti furiosi di memoria screamo da sempre cari ai Nostri, mentre il singolo Baccanale fa da manifesto della loro concezione di dark jazz, reso nel modo più dissonante e sporco possibile.

La voce di Vespertina arricchisce L’insonnia, una sorta di dialogo a distanza dal forte impianto narrativo (e non potrebbe essere diversamente date le premesse del disco), Un’estate è un esperimento allucinato e allucinogeno che mette insieme di tutto: canzone classica italiana, soul, chitarre taglienti e un saliscendi sonoro difficile da prevedere. Tempeste di sabbia, con Francesca Bono, vive di una dolcezza inaspettata e sembra uno di quei pezzi malinconici che potrebbero passare dal vivo in chiusura al Bang Bang Bar di Twin Peaks.

Panoramica degli abissi è un disco più ragionato, e quindi meno d’impatto, rispetto al precedente, ma per fortuna non snatura la proposta dei To Die on Ice, che resta coerente e allarga il suo raggio d’azione in una dimensione ancora più ampia. Una conferma che fa bene.



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