It Is What It Is: il soul secondo Thundercat

Tre anni fa tutti parlavano, nel bene e nel male, di Drunk. C’è chi ha trovato una novità assoluta in quel connubio fra neo-soul, soul psichedelico e nu jazz, senza sottovalutare le numerose influenze funk. Qualcuno, invece, ha giudicato il tutto un po’ stucchevole e pacchiano, così come c’è chi ha visto in Stephen Bruner, meglio noto come Thundercat, un musicista di buon livello, ma non in grado di reinterpretare in maniera personale tutti questi spunti.

E se è vero che “non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli”, non stupisce una certa attesa collettiva per il nuovo album di Thundercat, It Is What It Is, in uscita il 3 aprile 2020 per Brainfeeder.

Prodotto in coppia con Flying Lotus, continua il viaggio nel mondo del Soul in tutte le sue sfaccettature, e non mancano, anche in questo caso, diverse sfaccettature con cui poter interpretare il genere.

Interstellar Love sta a metà fra classico e contemporaneo, in un connubio fra un sussurrato sognante e il nu jazz di sax e batteria; quest’ultima grande protagonista nelle frenetica I Love Louis Cole, complice proprio la presenza del virtuoso batterista statunitense. Black Qualls schiera i pezzi da 90: Childish Gambino, Steve Arrington e Steve Lacy arricchiscono le straordinarie linee di basso di Thundercat, più che mai in risalto in un pezzo che fonde abilmente ritmi funk con un soul dalle tinte variegate.

Difficile non innamorarsi del giro di basso di Unrequited Love, brano dal gusto psichedelico, mentre la presenza di Ty Dolla Sign e Lil B offre un interessante punto d’unione fra soul ed hip-hop in Fair Chance, che ricorda inevitabilmente Anderson .Paak.

It Is What It Is è sicuramente l’album più profondo di Thundercat, ed è evidente che sulla scrittura abbia influito la tragica morte dell’amico Mac Miller, com’è chiaro nella conclusiva title-track. Dal punto di vista musicale, invece, i pareri saranno ancora una volta spaccati.

L’ultima fatica di Thundercat non metterà tutti d’accordo nemmeno questa volta, perché sostanzialmente la proposta rimane immutata, per quanto sia un lavoro ancora più puramente soul rispetto al precedente.

It Is What It Is mette ancora in luce pregi (virtuosismo e capacità nell’incanalare diverse influenze) e difetti (monotonia che arriva con il passare dei minuti, la difficoltà di staccarsi dai modelli di riferimento) del 35enne statunitense, ma complessivamente il risultato convince.

La verità, insomma, sta nel mezzo. Esaltare o bocciare a priori Thundercat è un errore fatale.




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