Un concentrato di psichedelia per i The Winstons

I Winstons (Enrico Gabrielli, Roberto Dell’Era e Lino Gitto) devono il nome della loro band al protagonista del capolavoro di George Orwell 1984.

I tre ci travolgono in un concentrato di psichedelia con il loro nuovo album Smith, in uscita il 10 maggio 2019 in formato digitale su Spotify e a fine mese, il 31, in vinile e cd.

Il nuovo lavoro non è stato anticipato né da singoli né da video ma presentato per intero direttamente al pubblico, coerentemente con la linea di mistero che avvolge la band sin dal loro primo lavoro The Winstons del 2016.

Ai 41 minuti del disco hanno contribuito anche alcuni ospiti come Nic Cester (Jet), Mick Harvey (The Bad Seeds) e Rodrigo D’Erasmo.

Questi tre artisti risultano alquanto bizzarri nel panorama musicale, sia per il loro stile che per il loro modo di fare; vestiti di bianco come dei santoni raccontano di essersi trovati dopo alcune session londinesi nello studio di Mike Oldfield e di aver deciso, nonostante l’abbondanza di materiale, di optare per un unico disco e non per un lavoro doppio per poter rappresentare al meglio la band.

Smith è un’esplosione psichedelica in chiave british che unisce lo stile degli Hookworms ai Beatles di Sgt,Pepper’s, passando per i Jimi Hendrix Experience e arrivando fino ai King Crimson e può essere considerato una delle migliori uscite di quest’anno. Come una macchina del tempo, l’album ci trascina negli anni ’60 con un tuffo nel rock’n’roll e nel beat per far riemergere generi ormai lasciati in penombra dalla luce che brilla sul moderno indie rock.

Sono molti gli echi passati che si ritrovano nelle 12 nuove tracce: i Kinks e gli Who animano Ghost Town e Blind mentre i Beatles si guidano un po’ ovunque fino al finale woodstockiano della finale Rocket Belt.

L’efficace formazione dimostra di essere immersa fino al collo nei suoni dei Sixties  fin dall’introduzione Mokumokuren; poi ti volti da una parte e vedi Bowie, ti giri dall’altra e noti i Beach Boys.

Man Happier Than You è una delle tracce più interessanti con le sue tre diverse esistenze: una parte morbida e acustica, una seconda imparentata con I Am The Walrus e un finale ascensionale. Passando tra il mix di blues e prog di Not Dosh for Parking Lot troviamo la vita cittadina di The Blue Traffic Light, prima traccia a prendersi sul serio.

Nel precedente lavoro The Winstons avevano giocato già le loro influenze e il gusto vintage ma qui prendono la decisione netta di puntare tutto sulla psichedelia.

E così sia. In questo album non ci sono vie di mezzo, nessuna imitazione forzata, solo la voglia di scendere in pista e ballare nel modo più naturale possibile.



 


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