Non esiste un numero preciso di tracce, o un minutaggio determinato, per stabilire se un disco sia di valore o meno. Non c’è un tempo esatto per cui la musica deve suonare affinché possa rapire le orecchie di un ascoltatore: a volte bastano quattro tracce e meno di trenta minuti per lasciare il segno. Ciò che conta è che questa musica abbia la capacità di trasmettere una vera emozione all’ascolto.
The Lost Tapes, Ep, ma anche B-Side del primo disco, dei The Cry, ne è l’esempio lampante.
The Cry è un trio formato da Christine Ott (ondes Martenot…), Mathieu Gabry (pianoforte, tastiere) e Pierre-Loïc Le Bliguet (batteria). Di recente ha pubblicato il suo album di debutto in cui mescolano jazz d’avanguardia, krautrock e musica classica contemporanea. The Lost Tapes è un Ep, registrato e improvvisato in un solo giorno nel novembre 2022: l’album testimonia il primo incontro tra i tre musicisti.
The Lost Tapes si apre con due cover di progetti collegati: una variazione di Crossing degli Snowdrops (da Singing Stones) e una versione in trio di Golden Valley di Christine Ott (dal suo album Éclats). Seguono due improvvisazioni: la classica jazz Oslo e la psichedelica Épiphanie, una celebrazione allucinata di quell’incontro durato un solo giorno.
Crossing One si apre con un tappeto di synth violento, colorato da una “spazzata” di batteria che ricorda il ticchettare di uccelli su una grondaia in un giorno di pioggia. Un’immagine evocativa e magnifica che si apre a metà brano come tempesta vera in cui si inserisce la trama principale di pianoforte.
Golden Valley si apre subito con il pianoforte che cammina sul corpo solidissimo di un synth basso e rotondo: una melodia chiara che si apre a metà brano con un tecnicismo virtuoso ma delicato che permette il passaggio al secondo tema della canzone: più allegro e luminoso, come il sole dopo una lunga bufera. Oslo è il ripetersi di una sensazione malinconica, dove ad ogni giro nuovo si inserisce una “voce” diversa ad impreziosire il tutto in soli tre minuti concentratissimi. Epiphanie è il brano più “oscuro”, che da’ l’impressione di esser popolato da fantasmi, voci spettrali e passi nascosti: predominante la presenza dei bassi, più che nelle altre canzoni e di un noise ricercato e pulitissimo.
Non è una musica facile da definire, semplice da rinchiudere in uno spazio ristretto: The Lost Tapes è un suono da percepire, da assaporare profondamente, qualcosa contro cui non combattere alla disperata ricerca di un’etichetta, ma un movimento di libertà da cui farsi trasportare. Riuscendo a liberarsi dal bisogno di inserire questo Ep in un tracciato delineato si riesce a godere pienamente della sua strutturazione armonica, dei suoi profondi riverberi e del suo ritmo cadenzato e trascinante. Il punto di forza della musica realizzata dai The Cry in The Lost Tapes è la capacità di dilatare il tempo, rendendo l’ascolto delle quattro tracce dell’Ep un loop interminabile e incessante, mai noioso e sempre diverso. Sempre diverso poiché ad ogni nuovo ascolto, attento, è possibile percepire una sfumatura in più, una nota diversa, un leggero, impercettibile, ma presente, colore nuovo. In questo modo The Lost Tapes non diventa solo un “ascolto di una mezz’oretta buona”, ma un vero e proprio viaggio sperimentale alla ricerca di una esperienza musicale profonda e ragionata.
Un ascolto validissimo che andrebbe fatto non solo per amore della musica stessa, o per piacere del tecnicismo, ma anche, e soprattutto, per il valore dell’esperienza immaginaria ed emozionale che si trova all’interno delle tracce di questo Ep.