Ellipses dans l’Harmonie: la ricerca letteraria e storica di Teho Teardo

Un tuffo nel passato, mai così tanto legato al presente come in quest’epoca storica. Sarà stato questo, forse, il pensiero di Teho Teardo quando ha messo mano alla copia originale dell’Encyclopedie di Diderot e D’Alembert, testo cardine dell’Illuminismo.

Il privilegio di essere l’unico artista a cui la Fondazione Feltrinelli abbia mai commissionato un’opera musicale, ha portato il musicista friulano ad una vasta scelta, immersa nel mare della cultura europea. E proprio il simbolo dell’epoca dei Lumi, di quel cambiamento radicale settecentesco, e tutto ciò che n’è conseguito, è più che mai attuale nel presente incerto, oscuro, a tratti inospitale.

Ellipses dans l’Harmonie – Lumi al buio, in uscita il 6 marzo 2020 per Specula Records, si presenta dunque come un ponte fra due secoli apparentemente lontani, ma inevitabilmente legati dalla società, dalla musica (gli spartiti dell’Encyclopedie ne sono la prova), dalla storia che continua a ripetersi.

In apertura, Cadence fèminine è un climax di percussioni e archi che sfocia in un arioso brano di stampo classico, per poi aprirsi alla modernità dell’elettronica. Anche Ellipses dans la Melodie presenta un andamento simile, con eleganti melodie che lasciano spazio a pulsioni decisamente più cupe, protagoniste anche in Chant Primitif.

La litania di Systehme de Mr. Kirnberger sembra uscita direttamente dalla colonna sonora di un horror italiano degli anni ’70, mentre la marcia noise di Martellements de Louliè apre il campo per l’elettronica aggressiva ed invadente, quasi synth punk, di Cèsures rèlatives. Chiude la title-track, forse vero e proprio manifesto dell’album, con il respiro degli archi che si alza e abbassa.

Ellipses dans l’Harmonie è un esperimento antropologico, va oltre la concezione di musica e scardina i dogmi del legame che intercorrono fra essa, la storia e la letteratura. Teho Teardo compie un buon lavoro, non alla portata di tutti, ma senza mai diventare eccessivamente cervellotico nonostante la quantità di spunti, sia ideologici che musicali presenti nell’album.

Probabilmente anche Diderot e D’Alembert avrebbero apprezzato molto.




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