Raum: i Tangerine Dream alle prese con il futuro

Nonostante la scomparsa nel 2015 di Edgar Froese, fondatore e mente del progetto, i Tangerine Dream continuano un percorso musicale che dura da oltre cinquant’anni per volere della moglie di Froese, Bianca Froese-Acquaye, che ha da sempre spinto per proseguire la strada tracciata dal marito. Il gruppo, attualmente guidato Thorsten Quaeschning, lavora ancora con alcune idee e registrazioni di Froese, mai pubblicate prima, per poi allargare il discorso in brani che sembrano in tutto e per tutto un sincero proseguimento nei nostri giorni di quel sound anni ’70 tipico della Scuola di Berlino, di cui i Tangerine Dream sono stati pionieri.

Le premesse del nuovo Raum, in uscita il 25 febbraio 2022 per Kscope/Eastagate Music, stanno a metà fra presente e passato. Ed è evidente sin dal titolo del primo brano, Continuum, la volontà di non allontanarsi dalle radici, nonostante il brano in questione sia fra i meno “classici” del gruppo, con diverse incursioni ritmiche lontane dai suoni space dei pezzi successivi.

Il piccolo capolavoro del disco è sicuramente la suite In 256 Zeichen, in cui trova spazio l’intero repertorio dei Tangerine Dream, sia vecchio che nuovo. Al netto di un inizio ambient e ricco di riflessività, man mano i toni si fanno sempre più cupi e, dopo una parte centrale in cui a dominare sono gli archi di Hoshiko Yamane, sembra essere un’oscurità stranamente intensa ed ossessiva, sotto la guida dell’organo, a prendere il sopravvento.

Il resto del disco scorre via piacevolmente, senza colpi di scena e senza delusioni: c’è spazio per le trame minimale di You’re Always On Time, così come per i suoni organici e tangibili di Along the Canal. In chiusura, la title-track, un’interpretazione alternativa dell’omonimo brano che apriva l’EP Probe 6-8 (2021).

Al netto delle lecite domande sul progetto (ha senso proseguire senza l’anima dei Tangerine Dream?) e sulle eventuali direzioni stilistiche (ha senso riproporre un sound più o meno identico a quello di cinquant’anni fa?), Raum, bypassati i dubbi appena posti, è un lavoro positivo, in cui si avverte non solo il rispetto verso un gigante come Edgar Froese, ma anche la volontà di dare un tocco di personalità, per quanto possibile, ad un sound già ampiamente codificato.

Raum è un lavoro che non scontenterà i fan dei Tangerine Dream, mentre per tutti gli altri è meglio tornarci dopo: vanno prima recuperati i dischi essenziali del gruppo, come Zeit (1972) e Phaedra (1974).




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