L’identità Neoclassica di Stefano Guzzetti

Stefano Guzzetti è un pianista e compositore cagliaritano di fama internazionale. La delicata attitudine melodica del musicista sardo arricchita dalle influenze della cultura e delle arti giapponesi caratterizzano la sua musica carica di forza espressiva e spesso incorniciata da elementi elettronici. Lumen, pubblicato il 28 maggio 2021, segna l’uscita del settimo album in studio di Guzzetti.

L’album ha l’ambizione di parlare di “luce”, in molte declinazioni. Possiamo
considerarlo come la tua risposta a un anno buio e difficile?

L’anno passato è stato per me, paradossalmente, un anno molto bello. Un anno di
raccoglimento, caratterizzato da una dimensione più intima del solito. Per esempio è stato bello
passare più tempo del solito con mia moglie, visto che la quotidianità precedente ci separava dal
primo mattino fino a tarda sera. Ho inoltre avuto la fortuna di non smettere mai di lavorare,
quindi devo dire che per me non è stato affatto un anno buio e difficile.

Lumen è un disco semplice ma dal toccante coinvolgimento, un diario intimo nel
quale raccontarsi. Come nasce la tua musica? Pensi mai se possa piacere o meno al
pubblico o nasce semplicemente per la tua esigenza di comunicare al di là che possa
piacere a qualcun altro?

Ho smesso di cercare di compiacere un possibile ascoltatore, o di entrare nel meccanismo
inconscio che ti porta a questo, già da tantissimi anni. Perchè in fin dei conti io sono qua per
scrivere le sensazioni che provo attraverso il linguaggio a me più congeniale. Se stessi qui a
creare quello che penso la gente vorrebbe ascoltare da me, molto verosimilmente scadrei in una
serie di luoghi comuni, e non me lo perdonerei facilmente. Sicuramente ho scelto la strada più
ripida, cercare di creare nel tempo una mia identità, indipendentemente da tutto. Credo per me
sia la scelta più giusta.

Secondo me uno dei brani cardine di Lumen è Secret Lovers. Le due anime del disco,
quella classica e quella elettronica, si muovono all’unisono, lasciando che la piccola
fiamma si trasformi in una ardente passione. Vuoi parlarci del brano, di come è nato?

Più di una volta mi è capitato di scorgere delle persone che sembravano proprio degli amanti
segreti. E devo dire che in passato anche io mi sono trovato in una situazione simile. E questo mi
ha sempre fatto riflettere sulla forza dell’amore, della passione, che sono due energie enormi
grazie alle quali veniamo anche al mondo e con le quali ci cerchiamo, aspettiamo giorni interi
per un solo attimo. Tutto questo per me è di una bellezza devastante. Una dimensione
rovesciata dove i momenti singoli pesano più di vari giorni interi. E’ l’essenza delle cose portata
al massimo della sua valenza. E’ la vita nel suo manifestarsi.

Pensando a dei prossimi concerti per portare in giro per il mondo Lumen quale sarà il
tuo set up e quali strumenti oltre al piano ti accompagneranno sul palco?

Per ora non sto pensando tantissimo ai concerti, un po’ perchè ho vari impegni di produzione, un
po’ perchè allo stato attuale organizzare un concerto comporta uno sforzo organizzativo che va
oltre il normale. E vedere, magari, tutto questo annullato all’ultimo minuto a causa di una
qualsiasi motivazione legata allo stato pandemico che stiamo vivendo sarebbe davvero uno
spreco di forze ed energie in cui preferirei non imbattermi. Quindi diciamo che per ora i concerti
sono temporaneamente in pausa, e spero per poco. Ad ogni modo ho ovviamente pensato a una
versione in concerto di Lumen, per la quale suonerei il pianoforte e l’elettronica, e mi farei
accompagnare da un quartetto d’archi.

Cosa deve avere un compositore per emergere nella scena neoclassica, ormai satura
di musicisti.

Non so se sono la persona più adatta a risponderti. So però che posso dirti cosa ho fatto io. Ho
semplicemente iniziato a comporre e a credere davvero nella mia missione (cosa che faccio
tutt’oggi, sia chiaro). Quando necessario ho anche investito su me stesso e non ho mai pensato
che poiché sono un compositore allora devo necessariamente aspettare un benefattore o una
label che investano su di me. Poi mi sono messo anche l’anima in pace, perchè per costruire un
percorso benchè minimo ci vogliono comunque anni, e non un paio. La musica, se la intendi
sotto il punto di vista autoriale, è una missione di vita, è la tua vita. Non c’è tempo e non ci
sono attese o aspettative. Devi solo suonare finchè la creatività ti brucia dentro.

Secondo te che ruolo ha avuto la musica durante la pandemia? Lo Stato ha aperto gli
occhi sull’importanza degli artisti nella nostra società?

Credo che durante quest’anno pandemico la musica sia stata più che mai una preziosa compagna
di vita per tanti di noi. La musica è un linguaggio trasversale, ci fa vibrare tutti. Se poi è
strumentale e non è caratterizzata dal linguaggio verbale, allora non conosce alcun tipo di
barriera. Questo per dirti quanto sia preziosa e importante. Eppure lo Stato in questo senso non
ha fatto praticamente nulla, non ha valorizzato nessun artista nè situazione artistica in cui le
persone potessero trovare ristoro spirituale. Si tende più a dare importanza alle cose materiali,
si continua ad avere un approccio utilitaristico verso la vita. Questo porterà ad un ulteriore
impoverimento della società attuale, già abbondantemente votata agli smart phones e ai tablet.

Quali sono stati gli album e i libri che hanno accompagnato le tue giornate durante la
pandemia.

Ho letto tanta letteratura giapponese, di cui sono molto appassionato. Tra i libri che mi sono
rimasti impressi ti posso segnalare (e, perché no?, suggerire) Non dimenticare i fiori di
Kawamura Genki (Einaudi), La ragazza del Kyushu di Matsumoto Seicho (Adelphi) e Prima
persona singolare di Murakami Haruki (Einaudi). Per quanto riguarda la musica, in genere non
ascolto tantissimo, soprattutto perchè a fine giornata preferisco il silenzio. Ho però passato un
po’ di tempo con i lavori di Brian Eno, Lush, Penguin Cafè Orchestra, Cocteau Twins, Mark Hollis.

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Non bisogna disperare mai, bisogna piuttosto sorridere e pensare che prima o poi pioverà, e sarà
bellissimo.

Leggi la recensione dell’album Lumen QUI



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