L’esperienza transcendentale degli Stanley Rubik in Tuttoècomesembra.

Gli Stanley Rubik nascono nel 2013 a Roma e, dopo un Ep fortunato, si fanno notare dall’etichetta INRI con la quale pubblicano nel 2015 il primo disco Kurtz sta bene. Nel 2016 vincono il contest Lunga Attesa sonorizzando e interpretando il testo del singolo dell’ultimo lavoro dei Marlene Kuntz e aprendo così alcune date importanti dei loro tour.

Venendo al 2019, gli SR hanno ben pensato di pubblicare un nuovo e fortissimo disco Tuttoècomesembra (senza lasciar spazi), dove ogni cosa è com’è o come ci sembra di aver visto in un colpo d’occhio, un lapsus visivo. Un disco che interpreta un universo perfetto nella sua imperfezione.

Tuttoècomesembra è un mantra, da pronunciare tutto d’un fiato, come per autoconvincersi di questo dato di fatto. Nel 2019, l’apparenza è ormai assimilabile alla realtà, le opinioni alla conoscenza, il sogno all’esperienza.

Un progetto che si è autodefinitio Post-electro, in cui ritrovare molte influenze, ma anche sprazzi di lucidità compositiva dal tratto personalissimo. La mia mente è approdata dai Verdena electro sperimentali all’elettronica di Iosonouncane in Die (2015), per ritrovarsi poi dinanzi ad un’estro niente male degli Stanley: un mix fra synth impazziti, beat gravi e noir, distorsioni e harmonizer, per miscelarsi in un’orgia creativa che si fonde in un’unica creatura.

L’album, anticipato dai video di Kreuzberg (premiato al FIM 2018 come miglior videoclip indipendente) e Agosto, si compone di 10 tracce narranti un copione teatrale. Le tematiche pedisseque collocano al centro il senso di perdita e di resilienza, sbagli e percezione di impossibilità di comunicare, solitudine, ricordi nostalgici, pigrizia.

Un disco non di certo disimpegnato nè dal punto di vista armonico, nè tantomeno da quello tematico: tanti i riferimenti a questioni sociali ed empasse tipici della società del web.

Una delle tracce più riuscite ad avviso di chi scrive è sicuramente l’aprifila Roberto un vero e proprio exploit di ritmica dei pad elettronica. Effonde metereopatia a gogo Kreuzberg, in cui il clima infame di Berlino sembra attraverti le ossa.

I tre, Dario Di Gennaro (voce, basso, synth, programming), Gianluca Ferranti (chitarra, synth, samplers) e Andrea Bonomi Savignon (batteria, pad), sono stati capaci di creare un album di grande spessore, che suona come dovrebbe suonare un disco di elettronica nel 2019, nulla da dire, se non ribadire più volte un attestato di stima. 





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