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Tomorrows I: il primo capitolo del kolossal firmato Son Lux

Negli ultimi quindici anni i Son Lux hanno portato avanti una proposta musicale costantemente eclettica, a metà fra art pop ed elettronica, ma in grado di incanalare nelle proprie corde svariate influenze esterne, come il pop da camera in Lanterns (2013), forse il loro picco, il trip hop ed il post-rock.

Una ricerca compositiva che li ha portati, oggi, a cimentarsi con un lavoro monolitico ed impegnativo, che potrebbe segnare un’importante svolta nel loro percorso musicale. Infatti, il 14 agosto 2020 esce per City Slang il nuovo album Tomorrows I, primo capitolo di una trilogia mirata a fornire uno spaccato generale sulla società e sui tempi che stiamo vivendo, più turbolenti che mai.

Un kolossal dalle aspettative altissime, che dovranno essere confermate nonostante le difficoltà. La prima tappa del viaggio è stata ufficialmente aperta dal singolo Plans We Made, dal sound noir ed elegante, complice la voce suadente di Kadhja Bonet e la raffinatezza di violencello e viola.

Quartetto d’archi che torna protagonista anche in Only, brano che vive d’inquietudini sperimentali e di atmosfere soffuse, mentre Honesty propone una serie di suggestioni elettropop in salsa R&B.

Last Light viaggia fino in India grazie alla presenza del mridangam, strumento a percussione formato da due membrane che producono un suono grave ed uno acuto, tutte occidentali invece le percussioni di Undertow, sapientemente legate ancora una volta agli archi.

Sarebbe sicuramente difficile ed ingiusto valutare Tomorrows I senza tener conto dei due capitoli successivi, che aiuteranno sicuramente a dare una fruizione differente ed inedita all’intero progetto.

Detto ciò, sono già evidenti sin da questo primo lavoro le prime caratteristiche che probabilmente saranno costanti: una vena sperimentale più accesa, la volontà di spaziare fra diversi generi e soprattutto un’atmosfera costantemente cupa ed oscura.

Il primo passo è più di una semplice preparazione, anche se probabilmente è lecito aspettarsi di più dai due lavori che verranno.

Nell’attesa, buona la prima.




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