Un nuovo modo di fare poesia per Gnut, un momento di rivalsa per Sollo: L’orso ‘nnammurato

Nato come libro di poesie dai testi scritti da Alessio Sollo, L’orso ‘nnammurato è una produzione firmata Ad Est dell’Equatore che vede unirsi le vene poetiche di due artisti ben conosciuti nel panorama musicale napoletano: Sollo e Gnut.

Il primo conosciuto come vocal leader dei The Collettivo e poi, maggiormente, come membro della ciurma di Capitan Capitone di Daniele Sepe, il secondo famoso per il proprio estro vocale ben noto dai cuori romantici del pubblico italiano amante del cantautorato folk indipendente.

L’incontro nasce online, dalla pubblicazione di una piccola poesia scritta da Alessio sollo su Facebook, musicata da Domestico:
“Furono gli occhi infiniti di quella donna a dettarmi le parole de L’orso ‘nnammurato – racconta Sollo nel libro. – La pubblicai su Facebook. Un’ora dopo il mio amico Claudio mi invia una sua canzone. “Dimmi che te ne pare?”, mi fà: “È proprio bella”, rispondo io. Solo il giorno dopo avrei capito che aveva musicato le mie parole, che quella era la prima canzone scritta insieme. L’inizio di una fratellanza umana e artistica che avrebbe reso migliore la mia vita…”.

Sono 66 le poesie che compongono il volume, 14 delle quali divenute canzoni, musicate, cantate e suonate da Gnut insieme ai musicisti della sua band (Marco Caligiuri, Valerio Mola, Luca Caligiuri, Gianluca Capurro, Michele Signore, “Mr. Coffee” Daniele Rossi) e ospiti speciali quali Ciro Riccardi, Brunella Selo, Dolores Melodia, Andrea Tartaglia, Monia Massa, Luca Rossi e Alexander Cerdà.

Una selezione necessaria per un lavoro di così grande portata, che tra elaborati di qualità medio alta offre una visione completa e articolata dell’amore. Le parole di Sollo, raccontano la sofferenza e la dolce malinconia che i fremiti del cuore provocano all’animo umano. La lingua, un napoletano verace, caldo, si adatta perfettamente ai temi trattati dalle brevi poesie, poggiandosi ora delicatamente, ora con forza, dove c’è ne è più bisogno sulle note e sugli arrangiamenti studiati da Gnut nel suo tipico stile. La chitarra domina incontrastata, accompagnata da dolci arie e melodie di violino (Tutta ‘a vita annanz’).

Le voci dei due artisti si alternano continuamente, intervallate da apprezzabili interventi canori femminili che ingentiliscono maggiormente tutto l’operato. L’orso ‘nnammurato possiede una testualità diretta, priva di fronzoli, lontana dal criptico universo di Gnut dove ogni parola ha un suo doppio e un significato che va scavato. Qui la figura femminile, sempre presente viene paragonata all’euforia che un bicchiere di vino dona a chi lo beve, ad un Girasole sotto la luna, seguendo l’idea metaforica che proviene dalla classica cultura cantautoriale napoletana.

Musicalmente parlando L’orso ‘nnammurato ricalca a tratti lo stile canonico di Domestico (Inferno), dove ritmi sincopati accompagnano ballate incalzanti, altre volte invece (Paraviso) le melodie e le costruzioni armoniche si avvicinano al ballad rock, incattivendosi maggiormente dando più intensità all’elaborato. Niente da eccepire se non l’eccessiva vicinanza ad un modo di fare musica che si adagia eccessivamente sul “classico napoletano” da “tarallucci e vino”.

Le articolate costruzioni tipiche di Gnut, ormai lontanissime, sembrano essere state sostituite da un utilizzo spropositato di “musiche da festa” (‘O ciarlatano, ‘A mossa), certo, costruite con articolato spessore, ma che male si sposano con il cuore tematico e con i testi del disco, abbassandone lo spessore e riducendoli a “filastrocche”. Così poesie d’amore dalla delicata intensità, dalle tonalità leggermente cupe, capaci di accarezzare piano il cuore, si vestono di brillanti colori che snaturano la loro essenza, spezzandola, rendendola più digeribile ma allo stesso momento meno potente.

Risultato? L’orso ‘nnammurato è un disco piacevole, un ascolto disimpegnato, un lavoro che non fa la differenza ma che siamo comunque contenti sia stato pubblicato.