Potrebbe sembrare limitante l’idea di racchiudere una notte in appena venti minuti, ma basta un ascolto di Hallgrímsson- Weder per ricredersi

Sulla copertina di Hallgrímsson- Weder, breve ma intenso Ep firmato dalla coppia Snorri Hallgrímsson & Oliver Patrice Weder, figura un pianoforte solitario, incastrato sotto il tetto inclinato di una soffitta. È probabilmente l’immagine che meglio descrive questa minuscola ma preziosa raccolta di appena tre brani, prevalentemente acustici; intimità, semplicità, luce, calore. Vale la pena di immaginarseli, Hallgrímsson e Weder, raccolti intorno al bianco e nero dei tasti, mentre cercano di catturare tra le note il tempo che scorre al di là di una finestra.

I titoli dei brani sono un misto di tedesco e islandese, un democratico esercizio di nomenclatura per due artisti geograficamente distanti ma stilisticamente piuttosto vicini.

Abend, che pare voglia dire “sera” in tedesco (germanofoni, correggetemi se sbaglio), è un brano placido, sereno e rilassante come un bicchiere di vino rosso dopo cena. All’incedere cadenzato dei tasti si accompagnano suoni di oggetti che vengono spostati, gocce di pioggia sulla finestra, tamburellare di dita sul legno, che creano una interessantissima quanto discreta linea ritmica. Le melodie sono inquinate qui e lì da riverberi artificiali, piazzati chirurgicamente per dare respiro alla traccia e, forse, per richiamare il lento trascinarsi della luce al crepuscolo.

Miðnætti, che in islandese significa “mezzanotte”, ha un che di romantica ballata al chiaro di luna, come se fosse stata composta dal proverbiale sonnambulo, privato del sonno da qualche pena d’amore. Le note tristi sono intervallate da lunghe, malinconiche pause, in cui occasionalmente si infilano eterei sintetici e scheletriche percussioni che ricordano vagamente il crepitare del fuoco nel camino.

Infine c’è Morgengrauen, che Google Translate identifica inequivocabilmente con l’alba; è l’unica traccia dell’Ep ad aprirsi in modo non acustico, ed è anche quella più “movimentata” (le virgolette sono d’obbligo). Dei tre, questo è l’unico brano che si affida quasi interamente al solco tracciato dalla sezione ritmica, con suoni simili a flauti che evocano il canto degli uccelli e melodie al piano che accompagnano il trasformarsi del mondo quando viene toccato dalle prime luci del mattino. È un canto di speranza, una traccia piena di tensione, speranza, e aspettativa. L’inizio di un nuovo giorno. Resta infine spazio per dei sussurri in chiusura del pezzo, probabilmente rubati ad un momento di intimità, che rendono tutta l’esperienza più concreta e riconoscibile.

Potrebbe sembrare limitante l’idea di racchiudere una notte in appena venti minuti, ma basta un ascolto di Hallgrímsson- Weder per ricredersi. Più che un racconto dettagliato, i brani di questo Ep sono in grado di cogliere l’essenza di tre specifici momenti della giornata, di catturarne la luce, di identificarne il valore simbolico nel nostro immaginario collettivo. Sono degli ottimi venti minuti, pieni di potenziale espresso e di curiosità per il non detto.




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