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Il viaggio sonoro all’interno della realtà, parallela, musicale di Anthropocene Panic di Simon Grab non è per i deboli di stomaco e di orecchie

Simon Grab, co-fondatore di Ganzerplatz Sound Studios, è un musicista e produttore attivo in molti contesti musicali. Durante la sua carriera ha prodotto, come compositore e artista del suono (come preferisce definirisi), musica e colonne sonore per lungometraggi, documentari, teatro e radio. Nelle sue esibizioni dal vivo utilizza spesso installazioni visive che mirano ad amplificare la gabbia sonora e ad intrappolare lo spettatore in un abbraccio musicale stringente e ripetitivo. Simon Grab non è di certo un compositore e un musicista classico, ma più un sound designer a cui piace esplorare terreni sempre nuovi annullando i confini esistenti, creando non musica ma vere e proprie sensazioni uditive, per quanto esse possano rischiare di far storcere il naso.

Da questa inusuale visione artistica che si concretizza realisticamente nella sua composizione, Simon Grab pubblica Anthropocene Panic, l’ultima produzione della sua scuderia. Tredici tracce interamente caratterizzate da un sound ostico e graffiante, fatto di loop e suoni taglienti, che intendono donare all’interlocutore finale, lo spettatore, un’immagine precisa dell’idea dell’artista. Con Anthropocene Panic, Simon Grab, ha voluto raccontare come la specie umana affronterà la sua fine irrevocabile, l’estinzione dell’umanità. Le inquietanti e intense tracce elettroniche di Simon Grab, pesanti, poliritmiche e flesse con dub e noise, esaminano il momento del collasso: quando i cambiamenti ambientali accelereranno in modo imprevedibile e inaspettato, senza lasciarci scampo.

Simon Grab ha messo in musica una sensazione che non è affatto distante dalla nostra realtà presente. Siam vicini ad un punto critico, l’umanità, tutto il mondo sta superando il confine e sta entrando in uno stato di panico, che porta a deformazione fisica e degenerazione, a fallimenti sinaptici collettivi e disturbi da stress.

In questo modo il cupo sound di Grab, i loop insistenti, gli eco sottolineati e sovraincisi, intendono descrivere la trasformazione dell’organismo umano nell’ultima fase prima dell’estinzione: un Picasso irriconoscibile, un miscuglio deforme che non ha più nulla di umano. Con questo espediente il sound diventa immagine e l’immagine diventa messaggio.

Il viaggio sonoro all’interno della realtà, parallela, musicale di Anthropocene Panic non è per i deboli di stomaco e di orecchie; si tratta di un percorso ostico, che ha bisogno di essere ascoltato con attenzione, e probabilmente con una buona dose di coraggio.




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