Il terzo capitolo dei Silver Liz è il più riuscito della loro discografia

C’è tanta vita in III, nuovo album del duo Silver Liz, in uscita il 30 gennaio 2026 per Extremely Pure, terzo atto (com’è facilmente intuibile dal titolo) di una coppia, nei suoni e nel privato, alle prese con gli eventi che capitano nel corso dell’esistenza.

C’è la solitudine avvertita quando i loro amici si trasferiscono da New York e avvertono un isolamento mai provato prima, ci sono le dinamiche musicali di un approccio che parte prima in solitaria per poi unire le idee, c’è la vita che nasce, come Amelia, primogenita di Carrie e Matt Wagner, rispettivamente voce/tastiere e voce/elettronica, chitarre, basso e tutto il resto, c’è infine il progetto di lasciare la Grande Mela e tornare a Pittsburgh.

Ma soprattutto alle spalle ci sono due dischi a metà fra shoegaze e dream pop, che per l’occasione diventano ancora più distorti e indecifrabili, complice le recenti divagazioni di Matt in chiave UK Bass/Post-Industrial nel suo album solista We Could Stay (2024). Spettri sonori che si allargano, dunque, pur senza tradire una formula ormai collaudata sia in fase di scrittura che di resa; non è un caso che, stando alle loro stesse parole, “l’unica regola in fase di produzione è che entrambi dobbiamo amare” quello che è il risultato finale.

Lavorando d’accumulo, partendo dalle rispettive influenze, giungono inevitabilmente diverse ispirazioni. Nei nove brani del disco c’è quindi spazio ai ritmi distorti dell’Intro, vicini proprio alla produzione solista di Matt, ma subito dopo arriva il dream pop di Trixie’s Crying che riporta il sound su territori più “classici”; il singolo Dream More Vivid nasce, in via del tutto eccezionale, da una jam registrata in casa ed è uno dei pochi pezzi del duo scritto quasi interamente a quattro mani, proposto nei live prima della registrazione: in bilico fra gli Slowdive meno aggressivi e i Cocteau Twins più rumorosi, il pezzo racchiude bene l’intera proposta a nome Silver Liz.

Il canone prosegue con pochi intoppi e qualche novità sparsa qua e là: le rarefazioni acustiche di Through the Trees, l’indie rock in salsa lo-fi di Ten Years, il tuffo negli anni ’90 di Black Swimming Pool.

III non ha le pretese di rivoluzionare un genere ormai ben codificato, ma rappresenta un passo in avanti nella proposta dei Silver Liz, mai così a fuoco. Limati i clichè dei dischi precedenti, il duo sembra aver trovato una quadra ed un affiatamento inedito da un punto di vista musicale; qualche brano continua a suonare un po’ derivativo, ma la strada è quella giusta e in più momenti si respirano intuizioni degne di nota. Da tenere d’occhio per il futuro.



0 0 voti
Valuta l'articolo!
0
Esprimete la vostra opinione commentando.x