Sigillum S: tra metafisica e sperimentazione elettronica

Attivi dal 1985, i Sigillum S sono «gli squilibrati esploratori italiani di territori sconosciuti tra elettronica estrema, acustica marginale e rumore occultista». Più di tre decenni di mutazioni elettroniche per Eraldo Bernocchi, Paolo Bandera e Bruno Dorella entrano nel collettivo nel 2015, giunti con Coalescence of Time: Other Conjectures on Future ad un nuovo capitolo della loro carriera.

Innanzitutto, come state? Come è stato per voi tornare a suonare dal vivo dopo questi anni bui?

Bruno: personalmente non ho mai smesso di suonare, ho sfruttato ogni finestra possibile, in Italia e all’estero, e, pur avendo suonato meno degli anni precedenti, e pur avendo perso molti concerti, l’unico vero stop è stato tra Marzo e Maggio 2020. Come Sigillum S siamo stati fermi, era troppo complicato, viviamo in Paesi diversi…

Paolo: io, invece, ho decisamente rallentato le apparizioni live in questi ultimi due anni, sfruttando il tempo di clausura pandemica per raccogliere / strutturare su Bandcamp la mia produzione Sshe Retina Stimulants, oltre ad ampliare il mio spettro espressivo con alcune uscite a profilo dichiaratamente “accademico” a mio nome… di fatto, però, ho accumulato un sacco di energia primordiale compressa che sto lentamente rilasciano sul palco in modo selettivo, partendo con Iugula-Thor a Settembre dell’anno scorso per poi passare a Sigillum S a Pordenone per il Congresso Old Europa Cafe di maggio… in pratica, ora è tutto una strana miscela di chiarezza esecutiva e desiderio di esplodere… come per molto altro, del resto, penso che stiamo facendo il surf sul bordo di un vulcano in eruzione !

Eraldo: come Paolo, anche io ho rallentato le mie apparizioni privilegiando il lavoro di studio. La pandemia è stata utilissima per registrare nuovi album e iniziare collaborazioni. Dopo quasi tre anni è un piacere tornare sul palco, ne avevo veramente bisogno.

Partiamo subito da Coalescence Of Time: OtherConjectures On Future, avete dichiarato “con questo nuovo album ci proponiamo di studiare un nuovo modello di crescita, dove tutte le categorie della comunicazione non convenzionale si fondono in una critica del pensiero lineare”, come avete affrontato questo concetto?

Paolo: cercando di ribaltare per l’ennesima volta il nostro processo creativo, pur mantenendo alcune coordinate storiche… detto in altra maniera, fondendo in modo parallelo dosi estreme di improvvisazione con l’usuale rigore concettuale e l’ossessione esecutiva per il particolare… penso che il risultato sia decisamente profondo e denso, scavato clamorosamente tra il piacere trascendentale del ritmo ed il sapore intossicante delle frequenze urticanti spalmate su armonie nascoste.

Eraldo: come sempre tocca a me addomesticare il delirio di Paolo e i deragliamenti di Bruno dando al tutto una forma che abbia un senso. Un compito faticoso ma assolutamente soddisfacente, la mia parte da produttore entra prepotentemente e fa di tutto per far suonare il disco in modo che piaccia a tutti e tre.

Come vi siete approcciati e come si è sviluppata la creazione di questo nuovo disco?

Bruno: ci siamo trovati a Londra e abbiamo registrato ore di pattern di batteria acustica, su cui Eraldo e Paolo suonavano live.  Poi abbiamo decomposto, ricostruito, sviluppato tutte le batterie, tenendo parte di quello che era stato suonato live e aggiungendo nuovo materiale. Un bel processo, veramente mutante.

Paolo: esattamente… una rincorsa esasperata verso la quadratura di cerchi sbilenchi, fatta sublimare fino ad estrarne il senso prefissato della decomposizione delle sequenze temporali… passato e futuro attorcigliati in spirali infinite.

Eraldo: ti rimando alla risposta precedente. Ho praticamente fatto il domatore di suoni impazziti. Un ruolo che personalmente adoro. Partiamo sempre dall’assenza di forma dell’improvvisazione e cerchiamo di mantenere la stessa energia pur plasmando forme più intellegibili. Ad esempio, nel caso di Bruno le batterie acustiche sono diventate veramente tutt’altro. Le figure ritmiche sono rimaste invariate mentre i suoni li abbiamo devastati.

La tecnologia ha sicuramente contribuito a rendere la musica sempre più perfetta. Come si è evoluto il vostro modo di suonare e quali sono state le macchine utilizzate per realizzare le strutture delle tracce.

Bruno: io praticamente ho usato solo batterie acustiche.

Paolo: io ho aggiunto il mio micro-armamentario live, da Monotron a Kaossilator, passando per applicazioni mimanti synth primordiali e tonnellate di field recordings…. il tutto sia per duellare live con Eraldo in studio e che consentire poi il rimodellamento successivo delle registrazioni iniziali.

Eraldo: ho usato principalmente un Elektron Octatrack, campionature dove avevo in precedenza programmato delle idee, è un Teenage Engineering OP-1. In studio abbiamo aggiunto altre macchine, specialmente synth analogici… roba vintage, che ho da una vita.

Quali sono oggi i vostri riferimenti musicali?

Bruno: questa è sempre una domanda da eludere, in quanto ogni risposta seria sarebbe un elenco interminabile e comunque incompleto. Siamo tre onnivori di lungo corso, e la curiosità senza fine di tutti e tre è ciò che tiene vivo e fresco il gruppo. Per avere dei nomi bisognerebbe restringere notevolmente il campo.

Paolo: concordo pienamente… il senso di tutto sta nella continua sovrapposizione ed ibridazione dei nostri punti di partenza iniziale (per definizione stabiliti dalla nostra connotazione anagrafica di teenagers anni 70 / 80), attraverso i decenni successivi… e cambiando di giorno in giorno, a seconda di umori e contesti… il rumore diventa teutonico, raccoglie battiti, si perde nella notte, si diluisce nelle filosofie non ancora coniate…

Eraldo: impossibile rispondere. I miei riferimenti cambiano di ora in ora. Passo dal K Pop al doom, navigando attraverso l’ambient e il metal, nell’ambito di un pomeriggio. Mentre scrivo sono nella fase hip pop giapponese, Billie Eilish, dub techno.

Siete attivi dal 1985, come si è evoluta durante questi trent’anni la scena industriale italiana? Oggi ha ancora senso parlare di scena musicale?

Bruno: sullo specifico della scena industriale lascio parlare Paolo, non a caso autore del “Manuale Di Cultura Industriale”. Mi interessa invece capire in generale se abbia ancora senso parlare di scena al tempo dei social. Non riesco ancora a darmi una risposta.

Paolo: personalmente, non penso che abbia più un significato reale dibattere di contesti geografici in un’era dove il web consente frequentazioni infinite senza spostarsi… è più una questione di affinità personale che socioculturale…. in passato, le dimensioni preponderanti della distribuzione fisica e delle esibizioni live davano prospettive molto più definite, mentre ora è tutto fuso e deragliato dall’assenza di prospettiva sequenziale… ogni cosa sembra succedere in parallelo e senza conseguenzialità. Avendo noi vissuto quello che abbiamo vissuto, abbiamo rapporti preferenziali con chi ha fatto percorsi analoghi, continuando a frequentarci e lavorare insieme, ma indipendentemente dal fatto che siano italiani o no… tenuto conto, per inciso, che io sono l’unico che vive ancora qui. La nostra passione per l’esplorazione e la critica culturale trascende però tutto… continuiamo ad andare oltre, a creare aggregatori e nuove strutture, cercando di seminare e fare crescere anche quello che ci circonda, in un contesto fluido tra nuove produzioni, presenza virtuale ed apparizioni dal vivo… l’evoluzione continua è da sempre il nostro DNA e ritengo che sia una caratteristica rilevante anche di quello che succede ora, nel nostro mondo “post tutto” (ed anche “post industriale”).

Eraldo: concordo con Paolo, non ha alcun senso parlare di “italiana” riferito alla musica, qualunque essa sia. Le connotazioni geografiche sono ormai un retaggio del passato, almeno per me.

Ognuno di voi ha progetti paralleli, come riuscite a conciliare il lavoro con i Sigillum S? Quando sentite l’esigenza di portare in superficie il trio piuttosto che lavorare ad altre uscite soliste?

Bruno: credo che faccia parte di quella pantagruelica curiosità musicale di cui parlavo prima. Ogni progetto è tenuto vivo e longevo dal fatto che ce ne sono sempre altri in corso. Guardiamo sempre oltre, ora stiamo parlando del nuovo Sigillum S, ma ognuno di noi ha in ballo diverse altre cose, e magari ci sono già idee per un nuovo album in trio…

Paolo: esatto… è un mix di movimenti organici e sovrapposti, che si nutrono e fomentano a vicenda… in modo “automatico” i momenti creano loro stessi e Sigillum S scaturisce quando deve.

Eraldo: Sigillum S ha una vita propria, è un’entità che appare quando è il momento. Ognuno di noi ha progetti paralleli all’interno dei quali sviluppa percorsi totalmente personali che non hanno legame alcuno con le uscite del trio. Sigillum S è anche il risultato dei nostri progetti personali.

Cosa c’è in ballo come Sigillum S e a cosa, invece, vi dedicherete singolarmente nei mesi a venire?

Bruno: ora come Sigillum cercheremo di portare dal vivo questo nuovo disco, anche se vogliamo farlo solo in situazioni selezionate. Personalmente, oltre a OvO che non si ferma praticamente mai, ho molti lavori teatrali in corso. Questa è stata per me la vera novità di questi due anni. I lavori di musica per danza (Gruppo Nanou) e prosa (ErosAntEros) hanno portato quella necessaria dose di nuovi stimoli di cui ho continuamente bisogno per rinnovarmi.

Paolo: oltre a quanto citato da Bruno, ci saranno poi anche alcuni re-issuesSigillici, mentre io intersecherò il cammino con alcune apparizioni live come Sshe Retina Stimulants e con Iugula-Thor, in sintonia con nuove uscite maggiori di tutti e due i progetti. Penso che sarà particolarmente interessante quello che faremo a Novembre 2022, dove ritorneremo al Wroclaw Industrial Festival in Polonia, ma con diverse apparizioni solo e/o collaborazioni… una nuova forma di fermentazione per inedite configurazioni-

Eraldo: a parte quanto già citato da Paolo e Bruno porterò sul palco a Wroclaw Simm , il mio progetto solista più longevo, e anche il duo di chitarre che ho insieme a Gary Mundy di Ramleh. A Settembre avrò anche delle date insieme a Hoshiko Yamane dei Tangerine Dream, altre date ancora con Christopher Chaplin e Petulia Mattioli…infine, sempre insieme a Petulia, suoneremo all’Extreme Chill Festival di Reykjavik in Islanda. Stiamo anche lavorando a delle date nei musei americani dove, se tutto va bene, porteremo nuovamente “The spacebetween” il live duo con Nils PetterMolvaer e Petulia Mattioli alle proiezioni live, ispirato dall’opera di Cy Twombly. Abbiamo appena tenuto due serate a Roma, presso la Fondazione Nicola Del Roscio che sono state veramente soddisfacenti. A seguire…lavoro di studio, pubblicità, colonne sonore, produzioni. Mai fermarsi.

 

Leggi la recensione dell’album Coalescence of Time: Other Conjectures on Future QUI



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