I sentimenti contrastanti dei Sick Tamburo

Il 5 aprile 2019 sono ritornati con prorompenza i Sick Tamburo, la band nata dall’incontro tra Elisabetta Imelio e Gian Maria Accusani, l’album firmato anche questa volta La Tempesta Dischi è denominato Paura e L’Amore, due sentimenti contrastanti uniti da una profonda interconnessione.  

A due anni da Un giorno nuovo, i 9 brani di inediti sono caratterizzati dalla loro solite attitudine punk, con testi concisi e ritmi incalzanti.

Una cosa che salta subito all’occhio leggendo la tracklist, è sicuramente la presenza di tanti personaggi, alcuni tirati in ballo col proprio nome proprio, altri con nomi comuni, come Baby o Ragazzo speciale, come in un romanzo con una molteplicità di personaggi che al contempo sono protagonisti di un capitolo, per poi rincontrarsi in un intreccio di fili rossi, nutrendo ora sentimenti d’amore, ora di paura.

Il primo personaggio che approda sul palco è Lisa che a sedici anni quasi ne dimostra trenta. La mia mente ritorna all’adolescenza e a quel pezzo che tanto risuonava negli anni ’90, Betty Tossica, pezzi assolutamente a se stanti tra loro, ma con una ragazza/donna che ritorna, con diverse storie, narrate con l’utilizzo delle medesime prospettive.

La melodia a metà tra il sognante del synth e il cambio tonalità con modulazione, dà al pezzo una sorta di infinitezza, come se fosse disposto a non terminare mai. L’approdo in itinere è rappresentato da Baby Blu, con una ritmica prettamente più punk, tra schitarrate veloci e testi alquanto parlati. C’è poi Quel Ragazzo Speciale, nient’altro che Andrea, che fa a botte col pezzo successivo, Agnese non ci sta dentro. 

Di una inaspettata bellezza il singolo Puoi ancora, considerato da chi scrive il top dell’album, che con un incipit di archi, trasmette una narrazione a più livelli, al cui dopo un intro, al piano superiore si pone un letto di batteria e di echi. Il pezzo è di 4.15 minuti e sembrerebbe terminare nella metà con un assolo di violino, ed invece no, ecco un repeat del ritornello in più volte, come un ballo che non termina finché non lo si vuole sentir terminato nella propria testa. Gli archi sono stati registrati da Zilansky (violini & violoncello).

Ed ecco un folle intro elettronico per traghettare verso un regista quanto amato quanto eclettico, Anche Tim Burton la sceglierà, è sinceramente un pezzo strano, un po’ come la protagonista della track Leila, tra beat electro, pause elettriche di chitarre e il repeat di:

L’amore, l’amore, non c’è niente senza l’amore
Dolore, dolore, non c’è niente senza il dolore
Sudore, sudore, non c’è niente senza il sudore

Di notevole impatto mentale è Mio padre non perdona, una lirica che pone l’attenzione su una figlia di un padre violento, che vorrebbe una vita normale, tra il lavoro, il cane e l’aperitivo con gli amici al bar. Un pezzo piombato e rabbioso ma al contempo radiofonico. Pezzo sicuramente consigliato.

Venendo alla fine del disco-romanzo, ci si ritrova dinanzi ad una speranza tipica di un luogo comune. Non voglio essere il più ricco del cimitero sottolineando quanto le ricchezze materiali e mondane siano completamente inutili sotto tre metri di terreno.

Alla fine, un disco tipicamente alla Sick Tamburo, ma con degli sprazzi di sperimentazione apprezzati che fanno pensare ad uno studio pensato e non improvvisato, fuori dal consueto repeat da canzonetta punk.




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