L’inno alla notte di Siavash Amini

Il compositore iraniano Siavash Amini ha pubblicato il 2 agosto 2019 per Room40 Serus  un inno alla notte; letterale e metaforico. Usando l’elettronica strutturale e gli arrangiamenti post classici, Amini chiede di addormentarci nel “buio” del suono e di rinunciare alla certezza sensoriale della luce.

Le quattro tracce di quest’opera sono frutto dell’incontro di Amini con l’ “altra notte” di Maurice Blanchot: secondo lo scrittore e filosofo francese la notte che il corpo trascorre nel sonno non è la stessa della notte che il sognatore trascorre nei sogni.

Da tale pensiero Siavash ha portato avanti la sua ricerca sulla notte, descrivendo la sensazione del corpo che resiste al sonno e la mente assonnata che resiste al risveglio, solo per sognare un altro tipo di mondo in cui si può essere svegli.

Toni cupi e droni atmosferici danno fin da subito un senso di oscuro come se ci addentrassimo nella notte già dalla prima traccia, A Recollection Of The Deisappeared, elettronica irregolare nei nove minuti di un incubo tetro e oscuro. A metà della traccia l’oscurità si placa dando spazio all’ambient che ci lascia in una fase di limbo come quando  nella notte il corpo inizia a risvegliarsi e la mente è ancora assorta nel sogno.

Semblance con le sue note di piano e gli archi sognanti crea una perfetta armonia. Probabilmente tra le quattro la produzione è quella più riuscita con uno sguardo al moder classical e un altro all’ambient, ne viene fuori una strumentale intensa, ricca di field recordings e e parti rumoristiche derivanti dalla drone music.

Altra traccia degna di nota è la conclusiva All That Remained Pt.2: drammatica ma allo stesso tempo morbida, un brusio leggero tra synth e archi come i suoni del giorno che sta per prendere il posto della notte.

Le possibilità date dall’elettronica sono infinite, ancora più interessante è la possibilità di poter raccontare e narrare di qualsiasi argomento attraverso i suoni. La notte protagonista di Serus di Siavash Amini è un’opera paragonabile a un componimento poetico, tanto da poter utilizzare le parole di Banana Yoshimoto «la notte, come la gomma, è un’infinita elasticità e morbidezza».