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Bar-Do: il suono della transizione secondo Sascha Rosemarie Höfer

Correva l’anno 2010 quando Sascha Rosemarie Höfer si accingeva a realizzare un componimento letterario che non sarebbe mai stato pubblicato (Alle Jahre Wieder), ma che avrebbe costituito una prolifica fonte di spunti per i lavori successivi. Non a caso, nel 2012, su ispirazione di quel poema, venivano concepite le sonorizzazioni della dilogia sperimentale Bar-Do-Im Zwischenstand der Dinge (Prolog der wahrnehmung + Hinter dem ersten Grund), un cortometraggio articolato in quattro spettacoli teatrali (con la partecipazione di Christian Häusler).

La produzione artistica del compositore tedesco ha continuato ad avanzare, anche se più in sordina, negli anni successivi, fino a quando, durante il recente periodo di lockdown, Höfer ha pubblicato per Krysalisound un lavoro di riadattamento delle precedenti sonorizzazioni in 17 frammenti acustici di breve durata. Il progetto si intitola Bar-Do, una parola di origine tibetana che significa “bloccato nel mezzo”, ad indicare la condizione dell’essere fra due stati contrapposti della realtà: certezza ed incertezza.

Il concept del disco è la rappresentazione di quella “prigione logica” per cui l’uomo, condizionato dal terrore e dall’ansia di risolvere l’indeterminatezza che lo tiene sospeso tra ciò che era e ciò che ancora non è, non metabolizzerebbe il momento della transizione, sottovalutandone le infinite possibilità intuitive.

Non è un caso che il musicista di Amburgo abbia deciso di pubblicare il progetto al termine della quarantena. Partendo da una riflessione circa il comportamento generale della collettività durante il periodo di isolamento, Höfer si trova a poter “realizzare” il significato del suo lavoro, denunciando una società preda della diseducazione emotiva, incapace di interpretare e tradurre i linguaggi interiori; condizione che, secondo il compositore tedesco, avrebbe portato la società stessa a metabolizzare negativamente lo stato di isolamento.

Non a caso, la materia sonora si contraddistingue per toni cupi ed estatici, caratterizzandosi per forme strumentali ibride tra impronta cameristica e laptop music. Parallelamente i pattern dark ambient e gli spiragli di elettronica sperimentale particolarizzano le architetture classiche, generando suggestivi movimenti di sinfonia sintetica. Ciononostante, tra lo strumento fisico e gli effetti adoperati è possibile scorgere, il più delle volte, una serie di soluzioni che appaiono totalmente anti-convenzionali, sia per il field recording, sia per gli intermezzi digitali e di post produzione. Ne derivano fugaci momenti di godibile e astratta musica sensoriale, che si fatica a ricondurre lungo binari definiti.

Concludendo, Bar-Do può riassumersi come la fotografia più attuale dei nostri tempi, che si serve di un immaginario acustico per far luce nei meandri dell’interiorità umana, tra ricerca musicale, rielaborazione sonora e critica sociale. Ad Höfer il gran merito di saper concepire suoni che scavalcano le barriere temporali e che esprimono un linguaggio familiare e allo stesso tempo attuale ed inedito.




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