Sammarco e l’introspezione come regola di musica

Dimmi come suoni, ti dirò chi sei

Quando si dà inizio all’arte è consigliato partire da ciò che si conosce, motivo per il quale l’inizio più efficace risulta essere, sempre, quello che parla di noi stessi. Marco Sambiello, meglio conosciuto come Sammarco, ha debuttato con un album che fa proprio questo; il 22 marzo 2019 è uscito La Parte Migliore, per Platonica, un disco che, infatti, racconta delle sfumature introspettive del cantautore, delle sue esperienze, nei suoi ricordi, nelle sofferenze e nelle emozioni vissute.

L’album è stato anticipato dal singolo Il Panico, di cui vorrei sottolineare l’attenzione particolare riservata alle parole da scegliere, comune, devo ammettere, a tutti i brani. Qui, però, l’autore sembra parlare ad una persona, a sé stesso o a chiunque, sembra trovare il giusto equilibrio per essere recepito da diversi uditori, con brame completamente diverse tra di loro.

Da un punto di vista musicale, La Parte Migliore è tanto denso di ballate, quanto di brani acustici con una punta internazionale, che si fonde perfettamente alla delicatezza della nostra lingua.

Un inizio sentito, molto emozionante, in cui, quasi come se Marco fosse un nostro amico, riusciamo ben a percepire la gioia, e il nodo in gola allo stesso tempo, che prova colui che ha finalmente trovare il modo giusto per esprimersi, senza avere nessuna paura.

Sottopelle e L’Importante È Non Morire sono i brani che hanno, particolarmente, attirato la mia attenzione; seguono il filone della confessione, dell’intrinseco, della vita che sottovoce ci sconvolge.

Quello di Sammarco è un inizio in piena regola, quello in cui giustifichi, se c’è da farlo, in cui accetti la volontà, l’espressione, certo che la strada è ancora in salita. Ma se non si inizia, mai si arriva a conoscere noi stessi, e chissà quando e se ci si arriva. A Sammarco l’augurio di continuare su questa scia per arrivare fino alla vetta.