Blood Year: un semplice esercizio di stile?

Nel corso della loro carriera, che dura da ben quindici anni e conta sette album all’attivo, i Russian Circles sono sempre stati estremamente coerenti a livello sonoro e stilistico: sin dal primo lavoro, Enter, uscito nel 2006, era chiaro ed efficace il connubio fra atmosfere nebbiose in salsa post-rock e sfuriate senza freni di natura post-metal.

Una soluzione rimasta costante anche negli album successivi, anche se col tempo c’è stata una virata verso l’atmospheric sludge metal che ricorda molto Neurosis e Pelican, e che continua ad essere portante anche nell’ultimo lavoro del gruppo, Blood Year, in uscita il 2 agosto per Sargent House.

Una soluzione che, per quanto interessante, dopo un po’ tende a scemare, sia perché il tempo passa per tutti, sia perché ormai sono tantissimi i gruppi che giocano con queste influenze. I Russian Circles, ed è evidente sin dai primi minuti del nuovo album, sono sicuramente fra i migliori in questa proposta, ma allo stesso tempo pare che tutto sia troppo statico e che poco riesca a smuoversi da quel quadro prestabilito.

Ad un pezzo come Arluck non si può dire nulla: una sezione ritmica forsennata, chitarre tanto taglienti da opprimere l’ascoltatore, una struttura perfetta, forse troppo. Milano mostra la natura più estrema ed intensa dei Nostri, quella che riesce meglio, mentre la successiva Kohokia è un brano post-rock che in verità aggiunge poco e niente al lotto, rimanendo ancorata in una piattezza atipica per il gruppo, e che non decolla neanche nel crescendo a metà traccia.

Sinaia è una storia senza parole: nei sette minuti abbondanti traspare un percorso d’evoluzione che porta ad un legame indissolubile fra artista ed ascoltatore, uno dei momenti più riusciti dell’album.

Complessivamente, Blood Year è un buon lavoro, che dimostra per l’ennesima volta quanto i Russian Circles siano maestri nel proprio genere. Le perplessità maggiori sorgono per l’alone di compostezza e staticità che pervade l’intero album, che non esce mai dalla propria comfort zone e a cui manca un pizzico di follia ed imprevedibilità tale da fare la differenza. I fan non ne rimarranno assolutamente delusi, tutti gli altri si sarebbero aspettati qualcosa in più.