Il ritorno dei Ronin con Bruto Minore

Bruto Minore è il nome del nuovo album dei Ronin targato Black Candy Records, pubblicato lo scorso 9 settembre 2019 e susseguito da un tour sino alla fine dell’anno.

Gli stessi, come noto, son capitaneggiati da Bruno Dorella che torna alla carica dopo alcuni anni di pausa con una formazione tutta nuova e un disco che cambia alcune coordinate, pur rimanendo nel solco della tradizione strumentale e cinematica della band nata nel 2003.

Il gruppo si muove nell’alveo della musica western morriconniana, con tanti elementi appartenenti alla musica folk e tanti altri invece alla musica classica, partendo dalla medesima tracklist con Capriccio, Scherzo e Scherzo Quasi Maggiore.

L’album è composto da 8 pezzi più una cover, Tuvan internationale dei Hun-Huur-Tu (gruppo originario della Tuva caratterizzato dall’utilizzo del canto armonico) che dona all’album una nota pittorica di oriente.

Sin dal primo approccio con tale album si comprende senza alcuno sforzo che l’aggettivo Minore sta ad indicare la composizione melodica che in tal album è permeato per il 90% del totale in minore; Bruto invece indica la figura storica di Marco Giunio Bruto, immaginato in un monologo post sconfitta di Filippi ed assassinio di Giulio Cesare, così come scritto da un pezzo del poeta Giacomo Leopardi. L’associazione di questo personaggio a tale aggettivo evoca però anche un concetto violento che tuttavia vien temperato man mano.

Nel nuovo album compare il chitarrista Nicola Manzan (noto come Bologna Violenta e come ex membro di Baustelle, Teatro Degli Orrori etc), che è anche un apprezzatissimo violinista con studi di conservatorio. Il suo apporto è stato sia di tipo timbrico, con l’inserimento del violino, sia di tipo armonico nell’arrangiamento dei pezzi.

Per ottenere l’effetto di immediatezza i Ronin hanno scelto di registrare in analogico su nastro magnetico a 8 piste, suonando tutti insieme e mixando poi direttamente su mixer e non su computer, questo grazie alla mano esperta di Giulio Favero (gia Il Teatro Degli Orrori etc).

Le otto tracce disegnano uno scenario degno di nota, ben più asciutto e meno da scenario desertico rispetto a quanto ascoltato in passato, con suoni armonici e più lenti, intermezzati da silenzi evocativi volti a traghettare in corse chitarrose ripide e voraci, la traccia omonima – Bruto Minore – ne è la rappresentazione più degna di questa idea.

I due scherzi presenti nell’album donano una spensieratezza illuminante, che rimembrano dei giochi musicali medievali, tuttavia, mentre le note si rincorrono, il Do min fa spesso capolino da dietro l’angolo.

Bruto Minore è un album totalmente strumentale che si fa ascoltare con interesse e che riesce a ricreare a perfezione scenari brulli e sconfinati, melanconie languide e disincantate, in una mezz’ora buona in cui ritrovarsi in un’estasi musicale.




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