La poesia diventa musica con i Ranter’s groove

È uscito il primo luglio Haiku, il secondo disco del duo sperimentale Ranter’s groove formato da Niet f-n e Giuseppe Fantini, compositore elettroacustico e mente del sound il primo, chitarrista elettrico manipolatore del suono ed esecutore dei ritmi il secondo; pubblicato per l’etichetta indipendente Kaczynski Editions, fondata dai sopracitati artisti, l’album il cui artwork è stato curato dall’artista giapponese Daisuke Ichiba, contiene sedici brevissimi brani che prendono spunto e rendono omaggio ai componimenti del poeta Masaoka Shiki attraverso il ritmo ed il suono nel minor tempo possibile rispettando l’essenza e il minimalismo, le micro-composizioni legate alla dimensione degli haiku attivano la visione futurista, i soggetti legati al Giappone mescolano tradizione e futuro, la meditazione ed il furore, field recordings e beats: i microfoni che registrano suoni concreti si fondono con ritmiche analogico-digitali di groove-box, tape-loops e guitar-loops.

Sono presenti anche rumori e vibrazioni che provengono sia dal mondo esteriore che da quello interiore perché utili allo scopo della brevità e della potenza delle immagini sonore, o meglio degli haiku sonori, per cogliere alla perfezione l’essenza di un attimo che è già passato e che non sarà mai più: la voce narrante in giapponese parlerà di cose che abbiamo già visto, ma che non abbiamo compreso del tutto, il vero mistero non è il cosmo o il senso della vita ma è il vivere quotidiano, fatto di emozioni e piccole cose che ci accadono e che cambiano profondamente la nostra vita.

L’inquietante atmosfera di うしろの (Dietro) e il rintocco malinconico di 独り往き(Da solo) rafforzano la presa di coscienza della realtà, o il suo desiderio, o il suo totale annullamento messo a fuoco in 藪の中 (Nella bara); bellissima l’alternanza strumentale e ritmica in 出水のあと (Dopo l’acqua), intanto i discorsi si sciolgono in un ritmo claustrofobico senza ritorno in 血を印す (Segna il sangue) e si affaccia un riallineamento per sanare i contrasti nell’ultimo brano 行燈消えて (La linea scompare), dove i contorni delle emozioni vissute sfumano ed evaporano in un orizzonte mascherato da traguardo.