La valanga sonora di Rafael Anton Irisarri come fotografia dell’inesorabile cambiamento climatico

Solastalgia è un neologismo che sta a indicare una forma d’ansia e malessere psico-fisico causato dal cambiamento climatico e da una sorta di nostalgia che si prova quando l’ambiente intorno a sé cambia in peggio. In effetti Rafael Anton Irisarri ci aveva abituato ad affrontare tematiche ambientali dipingendo scenari apocalittici, ma stavolta prova a spostare l’attenzione dal noi all’io, cercando probabilmente di far leva sulle singole coscienze piuttosto che sul senso collettivo o forse, più semplicemente, provando a scavare dentro di sé e a regalarci le proprie sensazioni conseguenti alle trasformazioni del mondo che lo circonda.

Il risultato, come era lecito attendersi e come preannunciato anche dal video di Coastal Trapped Disturbance, che ha preceduto l’uscita del disco, pubblicato da Room40, è un lavoro monumentale e malinconico, perfetto per accompagnare immagini che descrivono la potenza della natura e gli effetti devastanti dell’aggressività dell’uomo su di essa.

La composizione di Irisarri rimane dilatata, in coerenza con quanto già mostratoci nei suoi precedenti lavori, ma il concetto di stratificazione e flusso sonoro viene qui estremizzato all’ennesima potenza. Montagne di synth e chitarre vanno a comporre un blocco monolitico nel quale cercano di farsi strada con fatica melodie dal sapore post-rock, che diventano via via più presenti solo al crescere della soglia di attenzione dell’ascoltatore. La sensazione è quella di avere davanti a noi un paesaggio coperto da una fitta nebbia, nella quale, solo osservando attentamente, cominciano a delinearsi delle figure nordiche molto pittoresche. O ancora come se degli animali di straordinaria bellezza ed eleganza si nascondessero in una foresta dalla vegetazione fittissima o in un corso d’acqua che scorre con violenza, regalandoci apparizioni solo fugaci.

Nelle melodie e nelle atmosfere, Irisarri dipinge talvolta guizzi di speranza, più spesso lunghi minuti di angoscia, di cui Kiss All The Pretty Skies e soprattutto la successiva Black Pitch, ricca di cupa sperimentazione noise, sono i picchi massimi.

Chiude il disco Solastalgia – Suite One, autentico vessillo, che in 38 minuti di dinamiche sinfoniche, qui nella loro massima espressione, squarcia il vento, travolge e annienta come un flusso inarrestabile, lasciando nello sconforto e nell’impotenza.

Un disco senza mezze misure, un’ora e sedici minuti nei quali Rafael Anton Irisarri ci rovescia addosso la sua inesorabile valanga di suono, fatta di stratificazioni tendenti all’infinito tra le quali, come detto, provano a farsi largo momenti di dolcezza, che lasciano aperto qualche spiraglio di speranza per il genere umano e il Mondo da esso colonizzato.




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