Punti di inaccessibilità ieri e oggi

Altro giro altra corsa per Rafael Anton Irisarri, prolifico musicista ambient/drone, stavolta alle prese con i temi sonori e sociali sviscerati nei quattro brani di Points of Inaccessibility, in uscita il 6 febbraio 2026 per Black Knoll. Tutto nasce dall’incontro con l’artista Jaco Schilp, che invita Irisarri ad Utrecht, nel collettivo Uncloud da lui stesso fondato; lo studio si trova all’interno di un’ex prigione psichiatrica ed è lì, fra memorie lontane e silenzi fra le pareti di un posto ricco di storie dolorose, che nasce la prima parte del disco, interamente basata su improvvisazioni di chitarra. A questa prima fase diretta e spedita segue una più elaborata forma di revisione attraverso sovraincisioni, bassi e Moog dando come esito un lavoro in cui, inevitabilmente, l’hauntology fa da padrone. Se il collegamento con gli spettri del passato è immediato, più elaborata è l’idea che Irisarri fa del termine, utilizzandolo anche nella contemporaneità dei nostri giorni. Per lui, infatti, l’hauntology sono anche i punti di inaccessibilità evocati nel titolo, rappresentati oggi dal mondo virtuale e alienante che bombarda quotidianamente non solo l’informazione ma la vita stessa dell’essere umana, ridotta a rapporti fittizi.

Siamo nei territori di quel realismo capitalista che Mark Fisher aveva annunciato quando in pochi se n’erano accorti e che proprio sull’hauntology aveva speso altrettante parole. Fantasmi del passato e del presente, silenzi persistenti evocati da suoni che sin dalla lunga Faded Ghosts of Clouds entrano in scena grazie ad una ciclicità sonora che pare avvicinarsi ad un minimalismo decadente, lontano, a tratti incomunicabile.

In un certo senso i quattro brani sono momenti di un’unica lunga suite ambient. L’atmosfera resta persistente in ogni texture, i suoni cambiano senza mai mutare pelle e, minuto dopo minuto, la percezione resta in un limbo ancorata fra lontane memorie e un presente difficile da scrollarsi. Così, Breaking the Union certifica la sensazione di alienazione del brano precedente, mentre Signals from a Distant Afterglow utilizza la voce di Karen Vogt per amplificare l’impressione fantasmatica creata fino a quel momento. Chiude Memory Strands, i cui lenti movimenti seguiti da un silenzio finale sembrano non mostrare vere e proprie vie d’uscita.

Points of Inaccessibility non capovolge il sound di Rafael Anton Irisarri a cui siamo abituati, ma da un punto di vista concettuale è una delle sue uscite più convincenti. Se musicalmente non c’è l’effetto novità, è fra le pieghe del concept di partenza che emerge la vera magia: riuscire a comunicare tante idee e analisi attraverso suoni apparentemente lontani e distaccati. E nell’epoca per eccellenza dell’incomunicabilità, non è affatto banale.



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