Pulcinella: quando l’avanguardia si trasforma in ÇA

Cos’è il genio? E l’estro? Vi piacerebbe completamente immergervisi? 

I Pulcinella rispondono a questi canoni!  Nonostante si rispecchino nella categoria dell’avantgard-jazz, l’aggettivo che veste bene il loro sound è: onnivoro.  Il gruppo si definisce un Quartetto d’avanguardia colorato che, fagocitando la musica tutta, senza eccezioni, non si riduce mai ad un solo genere stereotipato.

C’è il jazz, quello sicuro, ma anche una buona dose di rock progressive, di musette, di tango, di musica dell’est-Europa, per lo più Balcanica, finanche elettronica, come l’incipit del disco: un exploit di pixel colorati che galleggiano in un videogioco.

Il gruppo proviene da Tolosa, Francia, ed ha un bel po’ di storia alle spalle. Formatisi nel 2004, in quindici anni hanno esplorato ogni rivolo musicale possibile immaginabile, sino a ÇA (traducibile in inglese It, in italiano esso), il loro sesto album che è stato pubblicato il 6 marzo 2020 in Europa per la leggendaria etichetta Ungherese BMC Records (Budapest Music Center).

Sin dal primo ascolto lo stupore è alle stelle, specie se incontra un umore personale predisposto ad una novità sbrogliante. L’Ivresse des profondeurs corrisponde ad una modalità di intreccio musicale piuttosto curioso: una fisarmonica che fa scale maggiori senza mai fermarsi, ascendendo e discendendo, tra ticchetti jazzistici di rullante e un organo di sottofondo. E poi, la trasformazione totale con l’inserirsi del sax, in un’atmosfera decisamente sinuosa.

Le pennellate del quadro divengono disegni deformi nel prosieguo: la creatività straborda dai binari, sino alla creazione di scenari distopici attraverso l’utilizzo di disarmonici fiati ed organi a far da bassi (Ta mère te regarde).

Percepisco un intenso odore di mazurke futuristiche, miscelate in jazz trascinante e rockabilly, senza alcuna remore.

Concludendo potremmo definire il sound dei Pulcinella come una tipologia di musicalità senza censure e limiti, alquanto atipica, che rispecchia senza alcun dubbi un’avanguardia pura e – bisogna dirlo – suonata in maniera impeccabile.

Chepeau messieurs!




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