Il motore emotivo che muove i Picastro

Si chiama Exit ed è il titolo dell’ultimo album della poliedrica band canadese Picastro uscito il 29 novembre scorso per Sleeping Giant Glossolalia.

Liz Hysen, Nick Storring, Matthew Ramalo e Germaine Liu tornano sulla scena musicale con un disco sintesi tra i generi indie, pop, avant e post-rock; la band che si è formata sul finire degli anni novanta a Toronto, e che nel 2002 ha pubblicato l’album di debutto, Red Your Blues, presentato come “Album della settimana” nel London Sunday Times dopo la sua uscita su Monotreme, è apparsa anche nello show della BBC 6 di Gideon Coe.

A questo esordio seguì il secondo disco, Metal Cares che ha portato Picastro a fare tournée in tutta Europa diverse volte, esibendosi in VPRO e in vari festival, successivamente espandendosi nei Balcani, nell’Europa orientale e nei Paesi Baltici.

Otto tracce che iniziano con l’epico Mirror Age, scenario sulla voce di foresta d’inverno alle prime luci dell’alba, suggestivo lo stile madrigalistico che stacca netto sopra la ballad in pieno stile anglo, pigra e trascinata a ricalcare il tema iniziale.

Con From Come the Speak una venatura leggermente country, ma torbida e sporca, si presenta in torva tonalità minore, e conduce verso uno sviluppo strumentale molto bello a metà traccia; arpeggio e poi sequenza accordale supplicante per Blue Beck, anche qui la parte strumentale che si avvia alla chiusura del brano è il vertice artistico della scrittura. Nella suggestione ritmica e melodica, si inseriscono segmenti corali che aderiscono tra loro, sospensioni e voci intersecanti.

La stesura del tema celebrante un po’ rituale tribalico di Trench poi disperso, e ricomposto su ritmi progressivi dal sapore circense fiabesco, si oppone al piccolo preludio di This Be My Fortune, che commuove anche, pulito e centrato, di intima strofa, e cresce strumentalmente sfogando percussioni e motori emotivi ma chiude malvolentieri, come quando un libro che ci ha accolto inevitabilmente finisce, o un film, o una storia, un viaggio, che fatica, e rimanda il commiato.




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