Phase Duo: l’incontro di mondi diversi

I Phase Duo sono Eloisa Manera (violinista, improvvisatrice e compositrice) e Stefano Greco (Dj/Producer e sound designer), due mondi differenti, quello classico ed elettronico, che s’incontrano in un musica dal forte impatto, difficilmente catalogabile. A due anni dall’omonimo debutto per Aut Records, il 1° aprile 2021 è uscito per Chant Records (New York) il nuovo album Generative Glimpse.

Partiamo subito dagli albori, come ha origine il progetto, da dove nasce il vostro nome.

Nel 2015 l’ associazione Musicamorfosi ci ha chiesto per un concerto a Villa Tittoni (Desio), di reinterpretare il brano Violin Phase di Steve Reich (dal quale nasce anche il nome Phase Duo). Dopo questa esperienza abbiamo approcciato il repertorio di altri compositori minimalisti quali Terry Riley con il brano in C e Philipp Glass, che con Ravi Shankar, ha composto un disco ispirato ai raga tradizionali indiani. Nel tempo abbiamo cercato il nostro suono e nel 2019 è uscito il primo album originale per la Aut Records di Berlino a cui sono seguiti molti live in Italia ed Europa.

Ad Aprile è arrivato in casa Phase Duo il secondo album Generative Glimpse, lo trovo ancora meno catalogabile del disco di debutto. Siete riusciti a immortalare nelle tracce quella forza comunicativa e quella libertà che solo dal vivo molti gruppi riescono a trasmettere. Cosa è cambiato da Phase Duo e come è stato concepito il secondo album, «il più difficile nella carriera di un artista» citando Caparezza.  

Bè innanzitutto grazie per queste belle parole perché hai colto pienamente il nostro intento: volevamo un disco che sembrasse il più possibile simile ad un live quindi le improvvisazioni (e gli imprevisti) sono arrivati direttamente dalle registrazioni al mix senza alcun editing. Altri temi li abbiamo invece fissati in partitura ed in montaggio abbiamo sempre fatto poco. Non nascondiamo che per entrambi il 2019 è stato molto difficile e questa musica ne è il risultato profondo e trascendente. Certo il secondo album è sempre il più difficile ma crediamo sia possibile andare oltre i generi: Phase duo è composto da una violinista classica e jazz ed un dj/producer e sound designer,  cosa ci può essere di più distante? Normalmente queste figure si incontrano per progetti specifici e saltuari, noi abbiamo creato un duo stabile con una sua estetica  musicale.

Generative Glimpse ha una forte componente immaginifica, con quale film pensate si possa ben sposare la musica del vostro nuovo album? È nei vostri progetti realizzare colonne sonore?

E’ nelle nostre corde sicuramente e la musica strumentale in generale, si presta molto per questo tipo di lavori. L’ anno scorso abbiamo vinto un premio all’ “Orvieto Cinema Fest” per la musica e il sound design del corto Gioja 22 di Stefano De Felici. Eloisa ha collaborato anche con il regista Rocco Ricciardulli per il film Ultimo Paradiso (Netflix) e Stefano si occupa di sound design, mix e musica per i media. Accostare il nostro album ad un film in particolare è difficile, ma alcuni che ci vengono in mente potrebbero essere Blade Runner o il più recente Interstellar.

Bosco è una traccia onirica e avvolgente accompagnata da un video realizzato con l’intento di esplorare il rapporto uomo/bambino e le leggi della natura. In un periodo così difficile come quello che stiamo vivendo cosa può fare un artista per sollecitare le coscienze nel bene della salvaguardia della natura?

In primis chi ha visibilità, dovrebbe adottare comportamenti etici nei confronti della terra e degli esseri umani (per noi inscindibili in quanto unico sistema uomo-ambiente) quindi cambiare alcune abitudini e ripensare seriamente all’attuale produzione/fruizione musicale che in piccola scala riflette i macro meccanismi inquinanti legati alla nostra società consumistica. In Bosco abbiamo cercato di creare un’ambivalenza: credere nella Natura, indagarne le leggi sottese e allo stesso tempo ideare nuovi scenari con lo sguardo che interroga e crea (Generative Glimpse). Il bambino è ancora genuino: vede e sente negli alberi millenari qualcosa di più degli adulti. Loro, crescendo, danno tutto per scontato e quindi dimenticano di preservare ed amare ciò che è vitale per l’intero sistema.

Veniamo invece alle performance live, qual è il vostro set up? Qual è la dimensione migliore per far riuscire al meglio un vostro concerto (club, festival, location intime)?

Il set up è minimale e ci permette di suonare in qualsiasi situazione: Eloisa suona un violino classico ed un violino a 5 corde elettrico, Stefano suona un campionatore Akai, un sintetizzatore con effetti vari e il monochord. Tutto viene riprocessato dal vivo da Stefano. In alcuni brani o live, Eloisa canta e talvolta collaboriamo con cantanti e musicisti per lo più provenienti dal mondo classico e jazz.  Abbiamo suonato in sfilate di moda, sonorizzato ville e musei come il Planetario di Milano e il Museo Internazionale della Musica a Bologna. Siamo versatili e ci piace molto questo approccio. In teatro o nei club/festival il live comprende i visual di Fabio Volpi (www.diesproject.com) che sono costruiti per interagire in tempo reale con gli strumenti sul palco. Stiamo per andare in tour con due spettacoli diversi: Kraftwerk Recomposed con Daniela Savoldi al violoncello (prodotto da Le Cannibale al Ninfeo di Villa Litta a Lainate), nel quale reinterpretiamo in trio acustico ed elettronica alcuni brani della famosa band tedesca e lo spettacolo Paradiso (prodotto da Musicamorfosi). Quest’ ultimo è un concerto spirituale che ripercorre secoli di storia della musica, attraverso la rielaborazione di alcuni capolavori di Bach, Mozart,Cage, Mansell ed Arvo Part. Con noi ci sono musicisti di prim’ordine come Roberto Olzer, Andrea Baronchelli e Joo Choo.

Secondo voi qual è il ruolo di un artista nella nostra società e avendo vissuto un periodo di stallo dettato dalla pandemia, cosa può fare lo Stato nei confronti dell’arte?

Non amiamo molto l’ approccio neorealista diffuso in questi anni nella musica, soprattutto nell’hip hop/trap o nel pop, dove spesso è la vita personale e tutto ciò che ne deriva a raccontare i brani e “soggiogare” l’ ascoltatore. In questo in parte c’è un principio molto antico di emulazione del pubblico, soprattutto quello giovane ma l’ artista o meglio l’ artigian* per noi deve creare nuovi mondi, nuove percezioni più introspettive e immaginifiche. Per quanto riguarda quello che potrebbe fare lo Stato, ci auguriamo che la politica italiana si possa avvicinare sempre di più a modelli europei di tipo francese e nordico, dove le sovvenzioni dedicate ai musicisti sono generose. L’arte è percepita quindi come qualcosa di grande valore per la società e gli artisti sono messi nelle condizioni di portare avanti il loro lavoro anche nelle fasi di preparazione di un progetto: il guadagno non deriva solo dalla performance ma dal processo nel suo complesso.

Prima di salutarci, volete lasciare un messaggio ai nostri lettori?

Intanto ringraziamo chi ci legge per averci seguito fino qua e li invitiamo a scoprire la nostra musica, che è tale solo se condivisa.

Ciao a tutti! Eloisa e Stefano



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