mātr: un’ode decadente alla Terra madre
Sono passati quasi dieci anni da quella gemma nascosta di Continuum (2016) e per il suo terzo album in studio, mātr, in uscita il 2 dicembre 2025 per Subtext, Paul Jebanasam sembra voler in parte ripartire dove l’avevamo lasciato.
Non per una staticità musicale che il musicista di stanza a Bristol non ha mai ricercato né nelle sue produzioni né quando per anni ha gestito la stessa Subtext, ma proprio perché fra le pieghe di due album emergono segni di continuità. In quell’occasione la sua proposta drone ampliava la tavolozza sonora, toccando ambient, elettroacustica, glitch e una dimensione a tratti sacrale che mātr sembra rispecchiare sin dal titolo, che ha un duplice significato: “madre” dal sanscrito e assomiglia a matter (“materia”), mettendo in contatto realtà terrena e spirituale.
La figura materna, addirittura, assume dei connotati tragici. Se dà una parte dà linfa vitale alla terra, dall’altra è costretta a osservarne impotente il disfacimento causato dalla stessa umanità che ha contribuito a nutrire e forgiare. Non è un caso che la traccia d’apertura, be earth now, riesca ad esprimere tutta questa oppressione, riuscendo solo in brevi momenti a dare barlumi d’apertura in un’atmosfera claustrofobica.
Gli altri sei brani del disco seguono uno schema aperto ma coeso, volto a dare una sensazione di totalità e legame fra un pezzo e l’altro come in una lunga suite. Una natura morta, o meglio uccisa, che assume connotati via via diversi: la malinconia elettroacustica di to hear you, la divagazione classica di I keep silent, l’hauntology di and turn radiant e, nel finale, il barlume di speranza acceso da time trembles around you.
Non c’erano dubbi, ma mātr conferma l’abilità di Paul Jebanasam nel creare suoni capaci di raccontare storie senza mai perdere di vista l’attenzione per la musica stessa. In appena mezzora c’è spazio per una quantità di spunti e riflessioni difficile da captare a prima vista, allontanandosi completamente dagli stereotipi del genere.
Se dieci anni fa Continuum mostrava un mondo alle prese con una tecnologia ormai predominante, oggi la situazione sembra addirittura irreversibile. La mutazione è realtà.
Classe ’99, laureato in Lettere moderne e alla magistrale di Filologia moderna alla Federico II di Napoli.
La musica e il cinema le passioni di una vita, dalla nascita interista per passione e sofferenza.
