Passage of Sky, di Paniyolo e Akio Watanabe, è più un portfolio che un album: una raccolta di buone idee, che si mostrano ancora troppo poco

Pare che Ottobre sia un mese particolarmente proficuo per la musica composta in punta di piedi. Sarà che la pioggia rende tutti un po’ più introspettivi, o che i primi freddi ci costringono ad abbassare il ritmo e a tendere di più l’orecchio, in ogni caso l’autunno è la stagione più appropriata per i compositori. Tra i tanti, ci è capitato per le mani Passage of Sky, un lavoro firmato da Paniyolo (progetto solista del chitarrista Muneki Takasaka) e Akio Watanabe. L’album del duo giapponese, come si conviene ad un disco autunnale, è di un’essenzialità disarmante. 19 brevi frammenti, che raramente superano i 3 minuti di durata, in cui una steel pan un po’ esotica e una leggiadra chitarra acustica dialogano per 52 minuti complessivi.

Pare che i due, nel registrare il disco, si siano ritirati in una lussuosa baita di montagna a Yatsugatake, nella prefettura di Yamanashi; coccolati e ispirati dal rumore delle fiamme crepitanti di una stufa a legna hanno lasciato fluire l’alchimia e messo insieme gli schizzi che compongono Passage of Sky.

Un’analisi track by track dell’intero disco è un’impresa alquanto ardua, per varie ragioni: i brani sono tanti, la durata è scarna e per quanto i due musicisti nipponici si sforzino di diversificare, molte delle 19 tracce c’è veramente troppo poco per costruire una descrizione, men che meno un ragionamento. Peraltro i titoli dei brani sono rigorosamente in giapponese. Fortunatamente la tracklist di Spotify riporta delle traduzioni in caratteri latini, così da permetterci, almeno, qualche menzione d’onore.

Sun Shower apre con un fraseggio di steel pan che ha un sapore quasi caraibico. Per chi si fosse trovato ad assistere alla fase di registrazione, l’eco di uno strumento tipicamente tobagodiano fra le montagne giapponesi deve essere sembrato un po’ anacronistico. Wood Stove diverte e incuriosisce: sembra che un qualche chitarrista nostalgico si sia messo a strimpellare sulle note di un carillon, che in coda decide di trasformarsi in mandolino in pieno stile classico napoletano. Weave Rainbow è il brano che melodicamente rimanda di più all’oriente, anche se i suoi due minuti scarsi sono troppo pochi per creare un vero trasporto nell’ascoltatore.

Sorprendentemente, in coda al disco troviamo Lake, che con i suoi abbondanti 8 minuti troneggia, almeno per consistenza, su tutte le altre tracce. Di tempo per contemplare, in questo caso, ce n’è, ma i due artisti nipponici non si sbilanciano e propongono una suite ridotta ai minimi termini. Come una barca che scivola placidamente sulla superficie di un lago, creando poche e fluide increspature, Lake è un esercizio di meditazione tradotto in musica. Qualche accordo appena pizzicato, un tamburellare discreto sulla steel pan, melodie serene che si inseguono come farfalle in un paesaggio illuminato dalla luce arancione del tramonto. Questo brano, più degli altri, potrebbe essere il biglietto da visita di Paniyolo e Watanabe, due artisti che fanno della loro musica uno strumento per accarezzare la propria pace interiore.

L’artwork abbinato al disco è di pregevole fattura e alimenta quella sensazione di artigianato ben fatto e di familiarità che accompagna Passage of Sky dall’inizio alla fine. Nel complesso, è difficile farsi un’idea sul duo nipponico. Ci sono tanti accenni di idee, sparpagliati un po’ alla rinfusa su troppe tracce troppo brevi. Più che un album, Passage of Sky pare un portfolio. Uno di quelli belli, però, che suscita domande e curiosità, e che crea attesa.