Layers, un presente in continuo mutamento

Dietro Layers, primo doppio album di Overandoverandover, si cela un viaggio attraverso le stratificazioni di un mondo in trasformazione, un’odissea sonora ispirata dal concetto di The Stack: On Software and Sovereignty di Benjamin Bratton, ossia come la “megastruttura accidentale”, un’infrastruttura globale di calcolo interconnessa, abbia rivoluzionato la geopolitica e la sovranità contemporanea.

Il progetto solista di Toni V., chitarrista, violoncellista e manipolatore di synth, membro della band art-rock sperimentale romana Vonneumann, sfida i confini della musica elettronica sperimentale per riflettere su tecnologia, identità e il succedersi di utopia e distopia.

Diviso in quattro parti che corrispondono ai livelli di questa megastruttura immaginaria, l’album si rivela un mosaico multistilistico e concettuale, nato in un arco di quattro anni di produzione e di un mutamento globale che ha riscritto il significato di sovranità e connessione.

Un’opera che non solo esplora le possibilità sonore del digitale, ma si fa specchio inquieto di un presente in continuo mutamento, tra sogno e inquietudine.

In Xīn huài chéngshì, Overandoverandover propone un IDM frammentato e inquietante: l’oscurità cosmica della traccia di apertura si presenta come un’espulsione catartica di energia verso l’esterno. Con un beat tagliente e sintetizzatori disturbanti, l’album si erge a colonna sonora di un paesaggio urbano disfunzionale, evocando un senso di alienazione e caos che cattura l’ascoltatore in un viaggio attraverso un mondo distorto e affascinante.

Con A.P.P.A.R.A.T.U.S., si cambia registro: una composizione sintetica dall’impatto sonoro potente e dal respiro emotivo ampio, astratta e suggestiva, caratterizzata da ritmi scheletrici che si adagiano su un paesaggio di trame tettoniche in lento movimento. Il risultato è un’atmosfera sotterranea, vasta ma al tempo stesso claustrofobica, capace di avvolgere l’ascoltatore in un viaggio sonoro tanto inquieto quanto coinvolgente.

Con Grid il nostro si apre a una techno astratta, avvolta da atmosfere algide e rarefatte. Basata su ritmiche destrutturate e ricomposte in breaks accattivanti e sonorità cerebrali, questa traccia si rivela particolarmente suggestiva, trascinata da linee di synth acide e ipnotiche.

Non mancano momenti come quelli di The Modest Fundamental Information Universe, dove sound design ed elettronica puntiforme si incontrano per delineare con precisione la struttura di una traccia alla Squarepusher. Particolarmente notevole è la sequenza di accordi, accompagnata da una prova evidente di un talento naturale per la melodia, espressa attraverso una linea acida che cattura l’attenzione e guida l’ascolto in un viaggio sonoro ricco di suggestioni.

Ascoltare Layers è un’esperienza immersiva e poliedrica: un viaggio attraverso le molteplici stratificazioni di un mondo in costante trasformazione. La varietà dei suoni e delle atmosfere presenti nell’album riesce a catturare e riflettere l’intero spettro della sua complessità concettuale e musicale. È un’opera che richiede attenzione e apertura, ma che si rivela incredibilmente gratificante proprio nella sua imprevedibilità e nella profondità delle sue suggestioni. Un disco che, come la megastruttura di cui parla, si svela lentamente, offrendo nuove prospettive ad ogni ascolto e lasciando un segno duraturo nel suo ascoltatore.



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