Freedom Fables: lo stile timido dei Nubiyan Twist

Nella rigogliosa scena jazz di Londra, in continua ed inarrestabile crescita negli ultimi anni, i Nubiyan Twist si sono contraddistinti per una proposta non nuova ma sicuramente eclettica: sotto l’ampia etichetta nu jazz ci sono tanto i riferimenti afrobeat di Fela Kuti quanto l’hip hop di J Dilla, senza mai lasciare da parte gli insegnamenti del maestro Herbie Hancock.

Se tutte queste fonti erano evidenti già in Jungle Run (2019), la sostanza non cambia ma si compatta ulteriormente in Freedom Fables, in uscita il 12 marzo 2021 per Strut Records. Sin dal primo ascolto, infatti, sono ancora più messe a fuoco tutte le influenze che gravitano sul collettivo inglese, capace di elaborarle a proprio piacimento, così come inevitabile appare un riferimento più moderno al London sound della scena musicale di cui fanno parte.

In apertura Morning Light si tinge di un elegante, per quanto rétro, R&B, complice la voce avvolgente di Ria Moran, mentre la successiva Tittle Tattle sta a metà fra accattivanti ritmi funky ed improvvise incursioni afrobeat.

L’hip hop prende la scena e fa da grande protagonista con Soweto Kinch in Buckle Up, probabilmente fra i pezzi migliori del lotto, così come Keeper, un climax tanto vocale quanto strumentale, con Cherise che innalza le proprie capacità su dei sax finemente intrecciati.

Le sonorità festose di If I Know non convincono allo stesso modo, risultando un episodio piuttosto fine a sé stesso, così come Wipe Away Tears in chiusura, un brano dallo stile sentito e risentito.

Freedom Fables mostra ancora una volta l’ampio repertorio di base dei Nubiyan Twist e la loro capacità di spaziare di genere in genere, ma allo stesso tempo è un evidente passo indietro rispetto a Jungle Run.

Infatti, nonostante dei momenti decisamente positivi, l’album risente complessivamente di troppo citazionismo e perde il tocco personale che aveva animato i lavori precedenti.

Le capacità musicale e tecnica del progetto non sono in discussione, ma c’è ancora da lavorare sull’identità, fin troppo timida.




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