I Nosexfor sono ok!

Il 6 novembre scorso è stato pubblicato in autoproduzione l’album omonimo dei Nosexfor, l’esordio del duo vicentino composto da Severo Cardone e Davide Tonin.

L’album è stato anticipato dal singolo Pensavo fosse ok, una sorta di inno all’individualismo, alla libertà di scelta, un’esortazione ad essere se stessi anche a costo di risultare scomodi in una società che ambisce ad uniformare le persone attraverso cliché predefiniti dai quali è difficile emanciparsi: per fortuna, dopo essersi accorti di non star bene, si è ritornati sui propri passi, e, finalmente, in sé.

Un rock semplice e viscerale caratterizzano le dieci tracce totalmente in italiano, affinché vi sia una fruizione totale delle tematiche, contemporanee e contestuali al vivere quotidiano, reso ostico dalle difficoltà economiche, lavorative ed anche sentimentali: d’altronde la gestione dei rapporti non è una questione esule, di certo, dalle difficoltà.

La band ha uno stile rock con la peculiarità stilistica di aver il basso al posto della chitarra, quest’ultima completamente estromessa, e con una batteria in rivoli ritmici alquanto alternative. Un sound ben impostato, nonostante, ad avviso di chi scrive, da poter migliorare ed elevare nella personalizzazione.

Quel che manca è un marchio di fabbrica che li renda unici. C’è un bel po’ di ritorno di stereotipi musicali e di cliché nei suoni, già ascoltati, ampiamente, altrove.

Tuttavia tra le tracce non posso che apprezzare lo stacco strumentale di Non ti preoccupare, un riecheggio che riporta la mente ai Queen Of The Stone Age.

Bel tentativo la propria interpretazione Hendrixiana con Bambino Vudù, in cui si fa sentire un approccio ruvido piuttosto notevole.

Importante la lirica di Eva, personificazione della prima donna peccatrice, e schiava di uno stile di vita che la porta alla scelta della prostituzione.

L’impostazione vocale è valida, seppur a tratti spenti. Quel che eviterei è sicuramente l’utilizzo permanente dei cori che possono, a lungo andare, appesantire di troppo i pezzi.

Il giovane duo d’altronde è agli esordi, e non si può far altro che lodare chi fa musica in maniera indipendente e per passione.





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