Un’alchimia strumentale molto efficace

I Northway sono un quartetto formatosi nel 2014 a Bergamo, composto da Antonio Tolomeo (chitarra), Luca Laboccetta (chitarra), Matteo Locatelli (basso) e Andrea Rodari (batteria).

Dopo Small Things,True love, lavoro pubblicato nel 2017 e accolto positivamente dalla critica , è uscito il 25 settembre per I dischi del Minollo, The Hovering , un disco solido ma raffinato che prosegue sulla rotta tracciata dalla precedente fatica e conferma le ottime capacità compositive della formazione bergamasca.

The Hovering è un disco interamente strumentale, come vuole la tradizione post-rock, che si lascia ascoltare tutto d’un colpo, scorrendo senza mai incepparsi. A tratti minimalista, il disco mette in luce il grande amore dei quattro musicisti per il genere e le composizioni risentono molto dell’opera di gruppi come Mogwai e Tortoise, ma anche Air e Radiohead.

La copertina del disco, raffigurante un veliero che si libra nell’aria, sfiorando la superficie del mare è la spia che tutta la faccenda si svolge in acqua. Non mancano infatti, come in un concept, i riferimenti al mare nelle sei tracce che compongono The Hovering.

Il disco si apre con i suoni lineari di Point Nemo, che alterna eleganti momenti melodici a sfuriate decise. Kraken , traccia che rievoca la leggenda del mitologico mostro marino, assomigliante ad un gigantesco calamaro, che regna incontrastato negli abissi, è il racconto in musica di una traversata irrequieta mentre Hope in the storm , titolo che richiama un verso biblico, è un invito alla perseveranza e ad aver fiducia poiché le acque si calmeranno. Così come le acque, anche i suoni si fanno più docili.

Edinburgh of the seven seas invece si muove su sonorità più morbide, a tratti malinconiche. Le chitarre, dapprima si lanciano in arpeggi e melodie, poi incalzano a metà brano in un crescendo collettivo ed infine si spengono lasciando la scena ad un esercizio di piano.

Il viaggio dei Northway si conclude con Deep Blue, il brano più lungo dell’intero lavoro, che mette luce la capacità dei quattro di Bergamo di riuscire a costruire interi paesaggi sonori senza mai esagerare, senza mai perdere il controllo realizzando un’alchimia strumentale molto efficace.

Disco promosso e band da tenere d’occhio nel futuro prossimo.




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