Svalbard: il diario di bordo di Niklas Paschburg

Negli ultimi anni Niklas Paschburg non è stato fermo un attimo. Dopo aver lavorato al suo debutto, Oceanic, uscito nel 2018, ha subito fatto seguito un lungo tour, al termine del quale il musicista tedesco ha avvertito il bisogno di cercare pace e tranquillità per pensare al suo nuovo album.

Con queste premesse non poteva esserci posto migliore delle norvegesi isole Svalbard, situate a soli mille km dal Polo Nord. Da dicembre a febbraio non c’è luce solare, le temperature sono sempre sotto i meno venti gradi ed è uno dei pochi luoghi al mondo in cui poter osservare meticolosamente i cambiamenti climatici.

Tutto ciò ha ovviamente influenzato (com’è evidente dal titolo), sia nei temi che nella musica, il secondo album di Paschburg, Svalbard, in uscita il 28 febbraio 2020 per 7K!/ !K7 Records. In questo contesto, il giovane musicista e compositore cerca e ritrova sé stesso, partendo dalle sue radici, com’è evidente l’utilizzo dell’accordion di suo nonno, o dalla volontà di trattare quest’esperienza come se fosse un diario di bordo, e ripercorrere in musica le varie tappe che lo compongono, ricreando atmosfere rigide e posti desolati.

In apertura, If si destreggia fra musica neoclassica e ambient, trasmettendo una malinconia che farà da leitmotiv nell’intero album. Cyan si muove su basi IDM, che trattano la vicenda autobiografica di Paschburg travolto e bloccato da un fortissimo vento freddo.

L’unione fra piano ed elettronica crea melodie minimali e leggere, che sfociano tanto nel downtempo di Bathing in Blue quanto nelle trame ricreate dall’accordion in Opera. Husky Train genera un travolgente ed elegante flusso di note che prende sempre più quota fino a spiccare definitivamente il volo.

Il concept di Svalbard è sicuramente riuscito. L’ascoltatore si immerge alla perfezione nel mondo lontano e misterioso che ha ospitato Niklas Paschburg, che compie un lavoro certosino e meticoloso sotto un punto di vista musicale, seppur non convincente come quello concettuale, a causa di qualche momento di noia e qualche pezzo di troppo.

Complessivamente, il musicista tedesco è riuscito non solo a trasmettere il suo messaggio ma anche a gettare le basi per una crescita personale che lo porterà, si spera, ad un terzo album ancora più maturo.




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