Dreamcatcher: l’avanguardia secondo Micah Gaugh

Un’opera a 360 gradi più che un semplice album. Frutto di una collaborazione fra oltre 70 musicisti, una serie interminabile di produttori e artisti, fra cui Vernon Reid, Arto Lindsay e Marc Ribot, Dreamcatcher, in uscita il 6 dicembre 2019 in Europa (negli USA circolava già a fine luglio) per 10mm Omega, è l’ultima fatica di Micah Gaugh.

Accompagnato dal collega Henry Schroy, il Nostro mette in scena un lavoro estremamente complesso, ispirato da un suo viaggio a Salvador, Bahia. Legato al jazz d’avanguardia, ma in grado di uscire completamente fuori dagli schemi: evidente ed essenziale è la componente hip hop, con parole che accompagnano il ritmo e contribuiscono in alcuni casi ad accrescere la tensione, in altri a rompere ogni forma di tentennamento.

Il brano d’apertura, freckles, mette subito in mostra il leitmotiv dell’album, fra suoni eleganti ed uno spoken word emotivo e d’impatto, che ricorda in parte l’ultimo lavoro di Kate Tempest, The Book of Traps and Lessons. Già dalla traccia successiva, Walk thru, si avverte maggiormente la componente elettronica, fondamentale e necessaria per accompagnare quello che diventa, in svariati momenti, un album conscious hip hop a tutti gli effetti.

Parole che continuano a fuoriuscire con efficacia anche in Zito’s house, brano acido in coppia con la successiva Snooker, uno dei momenti in cui si avverte maggiormente l’unione delle principali influenze dell’album, arrivando a toccare addirittura il neo-soul ed il blues. Wilton & pique strizza l’occhio al pop nel senso più astratto del termine, mentre itaparica mette in mostra l’anima più tropicale e funky del Nostro, con un pezzo che porta l’ascoltatore immediatamente su una spiaggia del Sud America, mood generale della parte finale dell’album.

Hip hop, jazz ed elettronica: impossibile non pensare ai Dalek ascoltando Dreamcatcher. Tuttavia Micah Gaugh riesce a dare una forte personalità a quest’album, che risulta essere più che piacevole, per quanto ostico, a fine ascolto. Infatti, nonostante si sposti svariate volte su un campo minato, ne esce quasi sempre indenne, consegnando quasi un’ora di buona musica ad un pubblico di nicchia, ma aperto a tutto.




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