Il “cantautorato elettroacustico” dei Megale

I Megale sono un duo musicale composto da Stefania Megale (Voci, Sax soprano, sax  tenore, clarinetto, synth, sega musicale) e Francesco Paolino (alle chitarre acustiche ed elettriche, drum machine e synth).

Imperfezioni (è il titolo del loro ultimo CD) è, in definitiva, il prodotto di un esperimento di “cantautorato elettroacustico” (la definizione è della stessa Stefania Megale) che esplora e coglie l’essenza e le sfumature di più tendenze musicali; l’incontro dei due pare sia avvenuto per caso nell’ambito di formazioni del sottobosco musicale italiano.

Personalmente non ne avevo mai sentito parlare, ma ora che ho ascoltato questo loro ultimo disco (out l’otto di Marzo u.s. per Area51 Records), mi viene da dire che colpiscono per la bontà del loro progetto e la qualità della loro proposta musicale.

Otto le tracce dell’album per poco meno di quaranta minuti di ascolto complessivi: queste canzoni si caratterizzano per la loro unicità di fondo consistente nel riproporre motivi che danno l’impressione del deja entendu in una veste del tutto inedita.

Genericamente definita anche come musica d’autore, in realtà queste canzoni sono la risultante di una sapiente miscela di cantautorato, pop, rock di estrazione punk e new wave, cui si aggiungono, qua e la, atmosfere ora gotiche, ora jazzate, ora altro e di più.

Musicalmente l’album appare molto ricco e l’utilizzo dell’elettronica tutto sommato, non invadente e ben calibrato. Supervisione artistica e arrangiamenti trovano il loro comune denominatore, appunto, nell’utilizzo degli strumenti tecnologici.

Lussuoso Benessere, Stati di Quiete, Scarsa, scarsissima personalità, Dormi Veglia, Mormora la Luna si ascoltano volentieri per la loro gradevolezza e per la loro profondità. I testi, spesso poetici, appaiono tutt’altro che banali e ruotano intorno all’esistenziale umano. “Ci abbiamo messo dentro quanto più di personale possa esistere” sostiene Stefania. “Questo disco ci espone molto, ci mette a nudo. È un disco pretenzioso e probabilmente fuori tempo. Ma questa era la nostra urgenza artistica.”




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