Il futuro distopico di Mathoms

Mathoms è il progetto ambient/elettronico del sound artist di Vancouver Matthew Tomkinson, impegnato nell’esplorazione di generi e trame portandoli al limite della percezione uditiva.

The Woe Trumpets, rilasciato tramite Decaying Spheres il 1 luglio 2022, è un album audiovisivo che vede il nostro impegnato nel reinventare le narrazioni distopiche dei disaster movie. La musica di Tomkinson è affiancatadal foundfoutage (pratica del riutilizzo creativo di frammenti filmici tratti indifferentemente da realizzazioni preesistenti ben note) di Josh Hite per un’opera a 360 gradi.

Questo nuovo lavoro si muove tra caos e calma incanalando nei 16 soundscape tensione, aperture doom-metal, ronzii atmosferici e droni rilassanti, il tutto realizzato attraverso l’uso di campioni cinematografici, fieldrecording e sintetizzatori modulari.

The Woe Trumpets comincia con l’atmosfera rarefatta di Anoxic Event, un intro per accogliere l’ascoltatore in una dimensione di pace. La colonna sonora di uno scenario distopico entra nel vivo con Artificial Sun, la seconda traccia è costruita attorno ad arpeggi ultraterreni e rumori spettrali giocando di contrasti, realizzando così una sorta di requiem ambient.

Earthgrazers è una produzione ansiogena carica di tensione e ronzii, una composizione di musica atmosferica che riprende uno stato d’animo malinconico e inquieto. In LazarusTaxon i suoni dei modulari rimbalzano combinandosi con i glitch, ne viene fuori un paesaggio emozionale e vagamente meditativo di minimalismo estatico.

Non mancano nel disco bozze dark-ambient dai suoni metallici e industriali come nel caso di Catastrophization, una traccia in grado di rievocare l’ansia perpetua data nei film catastrofici dal momento che anticipa l’avvenire del disastro.

The Woe Trumpets è il tentativo di smuovere sentimenti stagnanti, una riflessione inquieta su un anno terribile. Attraverso il linguaggio dell’elettronica Mathoms fa del pensiero dell’attivista per il cambiamento climatico Eric Holthaus un credo spirituale secondo il quale «Rifiutarsi di accettare un futuro distopico è un atto rivoluzionario».




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