Un tuffo nel mondo di John Cheever e Mimì Clementi

C’è sempre una sorta di timore reverenziale quando un gruppo che ha scritto pagine e pagine di storia della musica italiana pubblica un nuovo album. Un po’ perché il tempo passa inevitabilmente per tutti, un po’ perché è difficile riuscire a stare al passo con i tempi, o semplicemente perché certi capolavori non possono essere replicabili.

Fa sempre piacere, però, avere allo stesso tempo un sorriso stampato sulle labbra, di certezza e di sicurezza, perché si sa che certi artisti hanno talmente nel sangue la musica che è quasi impossibile restare delusi.

E quando il gruppo in questione sono i Massimo Volume, i momenti di dubbi e di incertezze possono durare all’incirca pochi minuti: dopo la reunion del 2008, è bastato ascoltare Robert Lowell, primo brano di Cattive Abitudini (2010) o Dio delle zecche, il pezzo che apre Aspettando i barbari (2013), per capire che il gruppo bolognese aveva ancora tanto da dire e che nonostante gli anni passati i nuovi lavori potevano essere tranquillamente al livello dei capolavori degli anni ’90, uno su tutti lo storico Lungo i bordi del 1995.

Quattro minuti e quattro secondi. Tanto basta, oggi, nel 2019, per capire che i Nostri non ci hanno deluso nemmeno questa volta. Infatti, i quattro minuti e quattro secondi di Una voce a Orlando sono abbastanza per rendere evidente che Il nuotatore, uscito il primo febbraio per 42Records, sarà l’ennesimo tassello giusto per il mosaico, perfetto da oltre 25 anni, dei Massimo Volume. Un brano diretto, che colpisce immediatamente. Una storia, una delle tante che Mimì Clementi, cantante, bassista e autore dei testi, ci ha raccontato in tutti questi anni: quella di un poliziotto che protegge con il proprio corpo i clienti di un locale di Orlando preso di mira da un attentato terroristico.

Bastano poco più di quattro minuti alla calda voce di Clementi per poter rapire ed emozionare l’ascoltatore, come in pochi riescono a fare. Il tocco essenziale e preciso di Vittoria Burattini alla batteria è quasi un ritmo marziale, le chitarre di Egle Sommacal raggiungono vette di perfezione. Il brano successivo, La ditta di acqua minerale, è più veloce del precedente, ma scandito saggiamente da linee melodiche penetranti, funzionali al racconto centrale del testo, ovvero i problemi dello zio di Clementi con il gioco d’azzardo. Amica prudenza è un saliscendi di cori e melodie eleganti che diventano improvvisamente schitarrate distorte: il modo migliore per raccontare la difficoltà di mettersi in gioco convivendo con la paura di fallire, di come sia più facile mettersi da parte piuttosto che provarci.

La title track, tratta da un racconto di John Cheever, è tra i pezzi più originali dell’album, la perfetta unione tra testo e musica, che varia di intensità in base al progredire della storia. L’ultima notte del mondo riunisce una serie di personaggi, da Bela Lugosi a Chopin, terrorizzati dall’idea di un mondo privo di oscurità, Fred è un dialogo tra Clementi e Nietzsche ambientato a Venezia. Chiude Vedremo domani, un crudo spaccato sulla continua volontà di autogiustificarsi, senza riuscire ad affrontare i propri errori.

Complessivamente, Il nuotatore è un lavoro privo di sbavature, ricco di testi ispirati e scelte stilistiche curate nei minimi dettagli. Ogni brano potrebbe far parte di un album diverso fra i precedenti del gruppo, ma senza rimanere fermo nel tempo e nella propria dimensione: sembra quasi che i Massimo Volume abbiano scelto una serie di tracce per ognuna delle loro fatiche e l’abbiano rese tremendamente attuali, dall’impatto devastante anche nel 2019. In altre parole, ci hanno regalato l’ennesimo capolavoro, e non riusciremo mai a ringraziarli abbastanza.