Martina Bertoni e All The Ghosts Are Gone: tra forma sperimentale e rigenerazioni emotive

All’attivo con 2 Ep (A Paradise You Would Be Happy del 2018 e The Green del 2019), Martina Bertoni pubblica nel nuovo anno un lavoro inedito, disponibile in download digitale/cassetta a tiratura limitata per la label islandese FALK Records. All The Ghosts Are Gone è nel concreto il primo album integrale per la compositrice e violoncellista residente a Berlino, un impressum sonoro dalle trame sperimentali e raffinate che racconta il percorso di riassestamento della musicista a seguito di un delicato periodo di turbamento.

Tra fratture e conflitti interiori, All The Ghosts Are Gone rappresenta un mezzo di ridefinizione dell’artista, un manifesto di riconnessione tra corpo strumento e indagine creativa, per scorporare lo spirito da forme dolenti e stantie e dissolversi nell’ignoto. Partendo da una decomposizione strutturale, il suono si dilata in texture ipnotiche e sensoriali, con una mappatura acustica che spazia tra le più svariate contaminazioni. Nella loro variabilità, i paesaggi emotivi sono dapprima vividi, poi si dissolvono in maniera spettrale, in un climax opaco e fuligginoso dove il violoncello offre spiragli percettivi e linee guida nella disorganizzata ricostruzione. Le lacerazioni armoniche e melodiche si particolarizzano grazie a sfumature ambient arricchite da sound design ricercato e rigoglioso in campionature. Tra polifonie e aperture eteree, per riverberi luminescenti l’arco si leva da lande cupe ed ansiogene, ergendosi sui compressi battiti elettronici, come in Stuck out of Lifetime; le corde a tratti amorfe sconfinano nel droning per trame materiche, looping rimodulato e frizioni stretchate, mentre le venature neoclassiche si annullano per un attimo in Principles and Petals, dando spazio alle oscillazioni sintetiche. Sul finale i silenzi suonano nella ritrovata frizione solistica, in una miscellanea minimale che si inerpica nelle trame meno opprimenti di Notes at the End of the World, per mezzo di campionature vocali e scie ritmiche modulari.

All The Ghosts Are Gone è un percorso elettroacustico che racconta il processo di tensione ed identificazione dell’artista, attraverso la fisicità dello strumento e del suo artificio. Una cronaca riabilitativa verso la ricerca di sé, in cui il suono, ridotto a brandelli, sublima dalle coltri opprimenti e metamorfizza in strutture rigenerative per l’anima. Energia e forma nuove che ricostruiscono dalle macerie il corpo logorato.




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