La ricchezza compositiva di eau

Si chiama eau ed è il titolo dell’ultimo lavoro compositivo degli artisti Mariska Baars e Rutger Zuydervelt uscito autoprodotto lo scorso 10 maggio; la sperimentalista coppia olandese ha maturato un gran numero di collaborazioni nel suo percorso artistico con vari quartetti ed artisti fra i quali Aaron Martin, Gareth Hardwick e Stephen Vitiello per citarne alcuni.

Non limitata alla sola sfera musicale, il duo registra anche per opere di danza, installazioni ed altri progetti tra il quali l’inclusione del lavoro di design che complementa piacevolmente le composizioni musicali a partire dal 2007 per Mariska, con l’album sC, lavoro minimalista impressionista e denso di lirismo e dal 2004 per Rutger, anno in cui fa uscire With Voices, impegnativo lavoro di ricerca stilistica.

I due suonano regolarmente insieme nel quartetto Piiptsjilling, il loro ultimo sforzo come coppia risale al 2008 con l’album Drawn per Foxy Digitalis e Morc; eau, dal suono oh, che significa acqua in francese, è scritto per celebrare le onde sonore di questo vitale elemento, con i suoi dondolii fluenti che gorgogliano e riportano il flusso di detriti audio fratturati, un po’ come l’equivalente della luce del sole che danza sulle increspature della superficie di un lago, da sottolineare la preziosa collaborazione di Stephan Mathieu, che ha fatto brillare ancora di più questo esteso patchwork audio così accuratamente realizzato.

Nel sognante inizio, eau ci porta dove le sirene volteggianti, mosse dai vocalizzi abilmente manipolati e replicati della Baars, turbinano il loro canto multiplo, dal sapore nordico, medievale, declamato e ripetuto in eco soffuso, quando si trascende al piano dell’immaginario che si fa credibile e quanto mai soave, un’oasi di nitidezza e ricchezza compositiva, gli arpeggi adornano le frasi vocali come perle finemente incastonate; lo scandire di glocken volteggia senza prevalere, un arco a mo’ di sorriso, seduttivo ed ammaliante, una liana sonora che apre accessi ancora inesplorati su meandri di ristoro, di riposo che allineano traiettorie in lontananza che ad occhi chiusi inaspettatamente, si vedono benissimo.




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