Hello Death, un disco ambient fuori dagli schemi, una piacevole novità non solo musicale, ma esistenziale

Malcolm Pardon, musicista eclettico con una lunga carriera alle spalle sia come bassista nell’era delle band Britpop a Londra, sia come compositore cinematografico, pubblica il suo disco più minimale: Hello Death.

Un titolo che in sé nasconde e svela il tema delle otto tracce che compongono il lavoro: l’accettazione della morte, o meglio, la sua inevitabilità. Malcolm serenamente accetta che la morte è una delle poche verità universali, innegabili e con la quale è meglio imparare a convivere il prima possibile. In qualche modo, prima o dopo, con infinite variabili, la morte, come la vita, aspetta tutti noi. Attraverso la musica, in uno stato trascendente, con una mente aperta e ricca di curiosità, l’artista si cimenta nella scoperta di questo straordinario, eppure mondano aspetto comune della nostra vita: normalizzandolo nella sua totalità.

Dal punto di vista prettamente musicale, le influenze di Malcolm Pardon (Harold Budd su tutte), e la sua carriera musicale per intero, si rivedono nell’estetica di Hello Death, il suo lavoro più minimale. La composizione vede una predominanza dell’uso del pianoforte, principalmente in tonalità minore, arricchito da abbellimenti di synth e suoni tra i più disparati inseriti nel lavoro col fine di dare un tono più epico, orchestrale a tutta la narrazione musicale.

L’arma principale, usata dall’artista, è il loop. Un po’ per via dei limiti esecutivi dell’artista stesso, un po’ perché l’idea di ripetitività risultava perfetta per esprimere il concetto del disco, i continui loop di pianoforte riescono a catturare l’ascoltatore in un delicato susseguirsi di note e ritmi sempre uguali. La musica diventa un mantra, un’immensa distesa d’acqua placida nella quale immergersi con sicurezza: uno stato di morte apparente in cui si è ancora completamente coscienti pur abbandonandosi del tutto alla melodia.

Proprio in questo malinconico abbandono, che però non ha venature di tristezza, ma di una rilassante serenità, si scopre il piacere dell’oblio, dello svuotarsi completamente, dell’ascolto puro, che altro non è che uno stato di morte, di concentrazione, di osservazione. In questo continuo ripetersi di loop si inseriscono elementi estranei che fungono non tanto da “sveglie” dallo stato meditativo, ma da “ponti di collegamento” per poter immergersi maggiormente in profondità.

Hello Death è un disco ambient fuori dagli schemi, una piacevole novità per gli amanti del genere, una delicata scoperta per i non fruitori. Un disco da stanza che non necessita di una particolare abilità uditiva per essere compreso nella propria interezza, ma che merita di sicuro più di un ascolto. Il lavoro di Malcolm Pardon non è solo musicale, ma esistenziale, una chicca che mescola melodia e narrazione intorno ad un tema forte, preciso, concretizzato con cura e abilità.




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