Il ritorno dell’eclettico cowboy Mac DeMarco

Sono passati esattamente due anni dall’ultimo album This old dog e riecco il canadese top of the weirdo, con un nuovo album, Here Comes The Cowboy, uscito il 10 maggio 2019, inaugurando in bellezza la personale etichetta discografica: la Mac’s Record Label.

L’album di 13 tracce si configura allineato con il precedente, narrante di amore e di sentimenti provenienti dal profondo dell’intimo. Un vero e proprio disco che si colloca nel pieno indie pop d’autore, con una venatura folk ed un background udibile di beat da r’n’b.

I pezzi sono pacati, alquanto melanconici, quasi si percepisce al tatto uno sfondo nevoso di gennaio fuori lo studio di registrazione. L’album è infatti nato nel gennaio di quest’anno, nei Jizz Jazz Studios. Anche questa volta Mac si presenta al pubblico qual è, polistrumentista ed eclettico, lasciandosi come ausilio solo le tastiere di Alan Meen e del fonico Joe Santarpia.

Dopo pezzi d’amore e di nostalgia, la narrazione viene smussata da una prorompente Choo Choo, onomatopeicamente il suono del treno in arrivo. Una traccia di quasi due minuti e mezzo di skretch di chitarra, slap di basso e choo choo che si rincorrono.

L’approdo aè meraviglioso. Una love ballad con sfumature anni ’70 ma con tanti elementi che riportano la mia mente al senza-tempo Elliott Smith.

L’elemento del soul avvolge un pezzo di una veridicità mozzafiato. Immagino Mac seduto di fronte ad un piano a coda, tra luci soffuse, ed un pubblico chic, cuore a cuore (Heart to Heart).

In Hey Cowgirl riconosco nello stile iniziale l’approccio del pezzo storico My kind of woman, un parallelismo che probabilmente è voluto, dato l’indirizzo ad una donna.

Ovvio che il singolo rilasciato qualche tempo fa, All of our yesterday, si conferma uno fra i migliori pezzi dell’album, tra i suoi rimandi retrò attraverso echoes di una chitarra ovattata. Potrei ballarci un lento con la persona che amo, e probabilmente sarebbe uno dei più bei momenti da dover conservare.

Il saluto del distacco sia dall’album che alla amata è Baby Bye Bye una traccia tra intrecci di arpeggi di piano e di chitarra country, con un dinamismo circolare; è il finale che fa impazzire per il sound, inizia il rock’n roll tra modulazioni disarmoniche, slapt violenti e risate tra l’isterico e il diabolico, molto Red Hot Chili Peppers!

Anche questa volta, quel ragazzaccio nemmeno trentenne, non delude le aspettative. Gli elementi di anormalità per chi fosse affezionato alla figura di un Machy schizzato e geniale ci sono, così come le tante composizioni di un più placido e quieto Mac DeMarco.

Ascoltare per credere!