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Syenite: un altro tipo di isolamento

Negli ultimi anni abbiamo avuto modo di conoscere il nuovo fenomeno dei dischi da lockdown, album nati durante il periodo di isolamento che ha portato tanti artisti ad operare in modo differente nei processi di produzione della loro musica, sia da un punto di vista emotivo che logistico. Anche Syenite, in uscita il 7 luglio 2023 per Subtext Recordings, è un disco da isolamento, ma in questo caso la pandemia non c’entra nulla.

Infatti, Lý Trang si è ritrovata a Mosca pochi mesi prima dell’inizio della guerra in Ucraina, restando completamente separata dal resto del mondo e dal suo Paese, il Vietnam. Tutte queste sensazioni e difficoltà sono riportate nei dieci pezzi di un lavoro che ha un duplice compito: innanzitutto, restituire musicalmente ciò che ha vissuto la musicista durante la fase di produzione del disco; ma anche proseguire il discorso musicale avviato dal buon Snail Skeleton (2018), un’interessante sperimentazione a metà fra folktronica e IDM.

La dimensione elettroacustica è predominante in questo nuovo album, che sin dal primo brano, look, I finally had an umbilical cord, presenta un universo oscuro e multiforme, stratificato fra violoncello, droni e field recordings. Quello descritto è un mondo in rovina, a tratti post-apocalittico, che ben evidenzia lo stato d’animo di Lý Trang al momento della composizione.

Ed infatti la doppietta and phosphenes.. / sand congee è ulteriormente esplicativa: il primo è un brano che gioca molto sulle percussioni, risultando una sorta di tribal ambient dall’alta carica lisergica, mentre il secondo è un’incursione angosciante e opprimente nel mondo dell’industrial inteso nel senso più lato e sperimentale del termine.

Menzione necessaria per under the Arbat metro station, la traccia più lunga del disco ed anche uno dei momenti più riusciti, capace di condensare in sette minuti tutti gli spunti ascoltati nei pezzi precedenti fra suoni organici, flussi improvvisi, climax post-rock e tensioni elettroacustiche irrisolvibili.

Syenite è un album che racconta perfettamente l’esperienza personale di Lý Trang, qui in veste di sperimentatrice ancora più accanita del solito. Un lavoro centrato e a fuoco, riuscito perché condensa tante cose senza esagerare: un diario personale, un flusso sonoro privo di compromessi e dall’alto tasso qualitativo, ma anche il degno proseguimento di un percorso artistico sempre più interessante.



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