JazzMi: Il Jazz è Pop.

Torna a Milano il JazzMi dall’1 al 10 novembre 2019 per raccontare l’universo musicale del jazz in tutte le sue declinazioni. Il festival è ideato e prodotto da Triennale Milano Teatro e Ponderosa Music & Art, in collaborazione con Blue Note Milano, sotto la direzione artistica di Luciano Linzi e Titti Santini. Abbiamo intervistano Luciano Linzi per saperne di più sul festival.

Mi puoi spiegare il leitmotiv “Il Jazz è Pop”

Il claim di quest’anno intende dire che il Jazz può essere una musica anche popolare e non confinata ad un pubblico esclusivamente di addetti ai lavori o di profondi conoscitori di questa materia. In realtà il nostro festival è nato fin dalla prima edizione con questa intenzione: creare un momento importante, di aggregazione attorno ad un’unica manifestazione con tutte le forze impegnate sul territorio di Milano per far conoscere questa musica, la cultura e i suoi valori. Ci sono entità che lo fanno tutto l’anno e costantemente quindi volevamo riportare grande attenzione a questa musica, nonché fosse mai mancata a Milano. In realtà una manifestazione così grande, così importante e così diffusa sul territorio cittadino mancava da molti anni a Milano. L’idea era proprio quella di avvicinare attraverso un grande evento un pubblico generico che potesse avvicinarsi e apprezzare questa musica con uno dei tanti appuntamenti che il festival offre. Jazz è Pop, inteso in questo senso.

I concerti sono sparsi per tutta Milano coinvolgendo circa ottanta spazi culturali,  come se la città fosse il vero palcoscenico. Quanto è importante far sì che le città con le loro architetture e spazi culturali dialoghino con le varie forme d’arte per far in modo che venga valorizzato il territorio?

Moltissimo, noi infatti ci siamo ispirati per concepire questo festival, in questa formula, al festival di Londra che incarnava proprio questo concetto e questa finalità. Festival che è nato proprio con una diffusione estrema dei suoi eventi su tutto il territorio della città di Londra ed ha fatto in modo che la formula potesse contemplare una varietà di eventi a misura anche dei luoghi interessati. Noi ci siamo ispirati ed è tutt’ora un modello che continua ad essere molto importante per noi applicando questo progetto che abbiamo pensato per Milano. Devo dire che la città si presta tantissimo ad una declinazione di questo tipo anche per la compattezza del suo territorio e per la raggiungibilità di ogni suo quartiere attraverso un sistema di mezzi pubblici molto efficace che sta crescendo anno dopo anno. Importante credo per noi è appunto dimostrare che il Jazz è fra tutte le musiche, una di quelle che si adatta maggiormente ad essere utilizzata e distribuita in questa maniera. Importante far dialogare le strutture diverse che una città come Milano mette a disposizione, vecchie e nuove, una città in continua evoluzione e in particolare in questi ultimi cinque o sei anni sta accelerando moltissimo il processo di rinnovamento e di rinnovazione delle proprie strutture e infrastrutture. La cultura in questo senso attraverso progetti come il nostro può sicuramente sottolineare tutto questo e anche essere una sorta di filo conduttore che in qualche maniera idealmente lega centro a periferie, luoghi destinati tradizionalmente ad ospitare spettacoli ma anche in realtà luoghi e spazi all’aperto che diventino in qualche modo delle agorà ideali per un pubblico che possa godere dei tantissimi concerti gratuiti che andiamo a proporre. Quest’anno andiamo a toccare luoghi che non avevamo mai avuto nelle edizioni precedenti del festival, molto importanti anche dal punto di vista sociale, andremo a proporre dei progetti ideati ad hoc anche presso il Carcere di San Vittore, presso gli ospedali Niguarda e Gaetano Pini, portando comunque il messaggio culturale che il jazz può proporre e il sollievo che la musica può portare anche in questi luoghi.

Spesso la parola qualità non va a braccetto con eventi gratuiti, come riuscite a ottenere le due cose?

Guarda noi dall’inizio abbiamo immaginato che una grossa parte di concerti presente nel nostro cartellone dovessero avere queste caratteristiche. Per la selezione dei gruppi che portiamo nei concerti gratuiti, ci avvaliamo della collaborazione con alcune istituzioni importantissime rispetto alla musica nella città di Milano e cito in particolare il Dipartimento Jazz del Conservatorio di Milano e in particolar modo dei civici corsi di Jazz che attraverso la direzione di Enrico Intra e Maurizio Franco vengono da molti anni organizzati con grandissima sapienza presso la Scuola di Musica Claudio Abbado e quindi attraverso queste istituzioni siamo andati a selezionare i migliori studenti che escono da queste realtà. Oltre a questo abbiamo realizzato una call pubblica attraverso la quale direttamente noi abbiamo selezionato delle ulteriori proposte che ci sono pervenute. È una selezione importante che dà anche un quadro complessivamente molto interessante, articolato e variegato di quanto si sta realizzando da parte degli studenti che escono da queste importanti istituzioni e quanto il livello qualitativo, la preparazione dei ragazzi sia diventato sempre più alto rispetto a 15 o 20 anni fa. La preparazione media dei ragazzi che si avvicinano a questo linguaggio musicale è davvero impressionante.

La vostra filosofia è la vostra arma vincente perché ci sono tanti festival con line up molto simili tra loro, con artisti che ti ritrovi ad ascoltare durante l’anno più volte. Come riuscite a strutturare una line up internazionale e di qualità? Come vengono scelti gli artisti?

Guarda è sempre una scommessa da vincere questa e cioè di riuscire a tenere le forze per creare un cartellone che abbia degli artisti evidentemente affermati, noti, la cui notorietà, popolarità e visibilità serve a raggiungere degli obiettivi di raccolta di pubblico importante e anche ovviamente possano essere dei nomi che possano essere spesi nel momento in cui avviciniamo dei finanziatori privati, degli sponsor che sono necessari alla vita e alla sopravvivenza di questa manifestazione. Però cerchiamo appunto di coniugare questa parte di cartellone con una fitta serie di proposte differenti  in modo da proporre artisti che vanno a nostro avviso seguiti, conosciuti. Si scommette su una serie di nomi che a nostro parere possano nel futuro avere un seguito alla pari dei nomi affermati. Coniugare tutti gli ingredienti che hanno contribuito in questi anni al successo della manifestazione non è semplice ma è anche molto stimolante e divertente. Noi di solito subito a partire dal giorno dopo del termine dell’edizione del nostro festival ci mettiamo subito a lavoro per l’edizione successiva. Quindi il lavoro di selezione è un lavoro molto lungo e articolato che va attraverso la selezione di una rosa di nomi che prendiamo in considerazione per l’edizione successiva, ovviamente tutto questo poi si deve rapportare con la disponibilità degli stessi nelle date a cui noi servono o la disponibilità delle strutture che devono ospitare i concerti. È un lavoro ad incastro, un mosaico che va via via componendosi nei mesi e ha evidentemente poi un risultato soddisfacente dal punto di vista della varietà degli artisti, degli stili, delle generazioni dei musicisti presentati. Abbiamo iniziato già due anni fa a lavorare ad uno dei temi principali di quest’anno ossia la celebrazione dei 50 anni dell’etichetta tedesca ECM, tanto influente e vitale ancora oggi. Sulla costruzione di questa sorta di piccolo festival nel festival abbiamo iniziato a lavorare da molto tempo con gli uffici della stessa etichetta ECM. Per cui oltre ai concerti e a una selezioni di artisti della loro scuderia, articoliamo una serie di strumenti che permetteranno di conoscere più a fondo la storia e la filosofia di questa etichetta. Abbiamo realizzato una mostra fotografica e grafica, quindi fotografie di artisti che appartengono a questa scuderia ma anche una mostra di alcune delle copertine che in maniera singolare hanno segnato la storia di questo marchio. Oltre a questo una serie di incontri proprio con i musicisti, a partire da Enrico Rava per festeggiare i suoi ottanta anni e i 45 della sua carriera che ha passato a fianco di questo marchio discografico, ma anche con i tecnici del suono, fotografi e grafici che hanno contribuito al pari del contenuto musicale il successo insuperabile dell’etichetta. Questa è una sezione di cui siamo molto fieri, ci sono anche una serie di proiezioni e documentari sempre legati a questo marchio, una maratona video che dedicheremo a Keith Jarrett con ben sette ore di filmati che provengono dall’etichetta ECM che documentano alcuni dei suoi più memorabili concerti da solo o in trio.

Il festival ha progetti collaterali a 360 gradi, dalle proiezioni di documentari alle presentazioni di libri, passando per le mostre. Quanto è importante secondo voi che un festival musicale riesca a dialogare anche con altre forme d’arte?

È importantissimo perché innanzitutto il Jazz nella sua storia ha dimostrato da sempre di poter dialogare in maniera ideale con altre espressività, il Jazz per come è nato integra culture diverse e ha saputo dialogare al meglio con l’arte figurativa, con la fotografia, con la letteratura, con la danza, con il cinema, quindi Jazzmi dalla prima edizione cerca di articolare e documentare questo attraverso le sezioni. Credo che sia molto importante sempre nell’ottica di avvicinare il pubblico più ampio possibile, far arrivare ad avvicinarsi a dei progetti a delle proposte Jazz anche il pubblico che arriva da passioni per altre arti. In vasi comunicanti fanno bene alla cultura e assolutamente possono permettere una diffusione sempre più ampia della stessa.

Quanto è difficile e quali sono le difficoltà in Italia nel portare avanti un festival come il Jazzmi?

Come puoi immaginare le difficoltà sono di ordine economico-organizzativo. Noi abbiamo fatto questa scommessa dal primo anno, io e l’altro direttore artistico del festival che è Titti Santini che guida questa azienda esemplare che è Ponderosa, che è una delle agenzie di produzione più importanti nel nostro Paese. Avevamo questo sogno nel cassetto da parecchi anni, poi abbiamo pensato che il 2015 fosse l’anno giusto per andarne a parlare con il comune di Milano per poterlo realizzare l’anno successivo e devo dire che abbiamo trovato immediatamente una grandissima apertura, un grandissimo sostegno da parte dell’amministrazione del comune e questo ha reso possibile la nostra partenza però abbiamo anche garantito, conoscendo le difficoltà economiche e di bilancio che le amministrazioni comunali hanno al giorno d’oggi, che avremmo scommesso da soli in proprio sul risultato e sulla produzione di questo festival. Avevamo però la necessità di un patrocinio così importante e questo è accaduto. Noi avevamo immaginato di articolare la nostra proposta almeno in un arco di tre anni per poter giudicare e fare i primi bilanci, non era certo un tentativo sporadico che voleva effettuare. Eravamo convinti che la risposta della città, anche per il momento storico importante che stava vivendo, avrebbe saputo rispondere in maniera importante, propositiva ma non immaginavamo così positivamente come è successo dal primo anno. Tutto questo ci ha confortato nell’andare avanti, nel continuare anche nelle edizioni successive e ovviamente rimane una impresa piuttosto complessa  anche perché appunto l’intervento degli sponsor adesso si sta ampliando, ma è ancora una manifestazione che vive in maniera importante dal risultato degli incassi del botteghino, saper coniugare un risultato di quel tipo e la dove è possibile dei finanziamenti privati o pubblici che ci  permettono di realizzare e produrre tutto quello che viene proposto. Ricordiamo che sono circa duecento eventi nell’arco di dieci giorni, è una mole abbastanza impressionante dal punto di vista produttivo. I risultati però ci confortano e speriamo lo siano anche quest’anno perché l’idea è quella di dare lunga vita a JazzMi, di creare un appuntamento che sia fisso e irrinunciabile, che catalizzi l’attenzione per il Jazz in questa città e che in qualche maniera da Jazzmi attenzione a tutte quelle realtà più piccole che si occupano di questo durante tutto l’anno. Noi abbiamo sempre immaginato Jazzmi come una cassa di risonanza.

 Cosa riserverà il futuro per la musica e i festival in Italia secondo te?

 È chiaro che in questo momento per la congiuntura che coinvolge un po’ tutto il continente, ma direi tutto il mondo, è difficile portare avanti delle situazioni, in alcuni mercati, in alcune nazioni è più faticoso rispetto ad altre. Sicuramente credo che mettere delle fondamenta solide sia importante per poi dare continuità a questo tipo di manifestazioni. Ricordiamo per esempio che in Italia ci sono dei festival che sono in attività da quasi 50 anni ormai, a partire dal festival di Pescara per non parlare dell’Umbria Jazz che è sempre più importante dal punto di vista storico ma anche dal punto di vista della notorietà mondiale. Quest’anno iniziamo con loro una collaborazione tra le due rassegne, tra Milano e Perugia. Credo che sia importante mantenere un discorso di rete, noi siamo associati a Europe Jazz Network che è una importantissima associazione che è nata tra l’altro da un progetto italiano e che mette in collaborazione qualcosa come 150 fra festival, rassegne e operatori di tutta Europa. Tra l’altro di recente si è tenuta l’annuale riunione di questa associazione, si è tenuta per la prima volta in Italia a Novara proprio qualche settimana fa. Questa è una entità importantissima, va citata in questo senso anche la Federazione del Jazz Italiano, nata due anni fa e che riunisce tutte le più importanti associazioni di categorie a partire dall’associazione dei festival, l’associazione dei musicisti italiani jazz, l’associazione dei produttori discografici indipendenti, dei fotografi, dei jazz club. Questo è importante, questa è un po’ la direzione: bisogna costituirsi, coalizzarsi, consorziarsi, unire le forze per affrontare appunto le difficoltà che si pongono davanti da qui al futuro. Quanto più importante questo anche per aver riconosciuto dalle istituzioni pubbliche e locali e nazionali l’importanza di chi lavora, di chi opera, di chi produce attività culturali legate al jazz e alla musica improvvisata. Ecco per fare questo è importante davvero unire le forze.